Un muro di bugie

La battaglia per le presidenziali americane, nonostante un anno complicato segnato dal coronavirus, ha continuato a trovare nelle strade il punto di sfogo e di lotta. Nelle strade i cittadini si sono riuniti per manifestare contro le disuguaglianze sociali del paese e contro le politiche del governo Trump, con le manifestazioni di Black Lives Matter come punta dell’iceberg di un movimento sociale allargato che protesta contro le politiche e le dichiarazioni del 45° presidente degli Stati Uniti. E pochi giorni fa, proprio nelle strade degli USA e in particolare in una via di New York, la lotta si è rinnovata mostrandosi in una forma ibrida di street art, giornalismo e arte contemporanea, a partire dalle dichiarazioni stesse di Donald J. Trump.



Fin dai tempi dell’inaugurazione di Donald Trump il Washington Post ha sottoposto le sue affermazioni ad un continuo fact-checking per smascherarne le menzogne e sottolineare la falsità delle frasi pronunciate dal presidente, che non si è mai risparmiato affermazioni infondate né ha mai voluto rettificare il detto anche quando si dimostrava evidentemente non vero. In quattro anni al governo, questa lista di bugie e affermazioni fuorvianti – lies and misleading claims, nelle parole del Post – si è allungata a dismisura fino a raggiungere le 20mila unità.


“Un’opera d’arte pubblica che documenta le oltre 20mila bugie e affermazioni fuorvianti fatte dal presidente Trump dal momento della sua inaugurazione”


Allora il direttore di Radio Free Brooklyn Tom Tenney, insieme all’artista Phil Buehler, ha deciso di erigere il 3 ottobre scorso il “Wall of Lies”. Al numero 12 di Grattan Street, a Brooklyn, una serie di pannelli si srotolano là dove prima c’era una recinzione metallica formando un muro colorato di 15 metri che raccoglie queste 20mila affermazioni in sedici colori e categorie: razza, Russia, elezioni, economia, indagine Ucraina, commercio, coronavirus, immigrazione, lavoro, politica estera, criminalità, sanità, ambiente, tasse, storia biografica, altro. Il muro ha riscosso molto successo tra i cittadini del quartiere di Bushwick e nell’opinione pubblica e rimarrà esposto fino alla conclusione della tornata elettorale del 3 novembre, con l’auspicio di sensibilizzare gli elettori.



Tra le frasi del Wall of Lies affermazioni evidentemente false come «Abbiamo l’aria più pulita. Abbiamo l’acqua più pulita. La nostra aria è più pulita di quanto lo sia mai stata» o «Abbiamo investito più di mille miliardi nell’esercito statunitense». Su tutte, la dichiarazione del 28 febbraio relativa alla pandemia: «Ci stiamo preparando per il peggio. La mia amministrazione ha agito con più forza di chiunque nella storia moderna per prevenire la diffusione di questa malattia negli Stati Uniti. Siamo pronti. Siamo pronti. Siamo assolutamente pronti». Ad oggi gli Usa sono il paese con il maggior numero di contagi – più di 9 milioni di casi – e di morti per Covid-19 – 230mila – di tutto il mondo.

Non sono mancati gli interventi dei sostenitori di Trump ad imbrattare, già pochi giorni dopo l’inaugurazione, l’unico muro che l’amministrazione Trump è riuscita effettivamente a far erigere. La radio newyorkese ha risposto con una campagna di rifinanziamento di una nuova edizione dell’opera e con l’upload di una versione digitale in alta risoluzione (Digital Wall of Lies) consultabile da tutti. Sia il Washington Post che diversi membri del Partito Democratico hanno sostenuto pubblicamente l’iniziativa artistica, che centinaia di cittadini newyorkesi continuano a visitare ogni giorno.



Se e quanto quest’opera d’arte e informazione aiuterà a smuovere le coscienze degli elettori americani non è dato saperlo, ma di certo il muro colorato rimane impresso per la sua vastità e la varietà cromatica delle bugie del presidente. Soprattutto nell’era della post-verità, in cui resta difficile vincolare l’operato di un politico alla veridicità delle sue affermazioni: lo abbiamo visto in Italia con il Movimento Cinque Stelle prima e con la Lega di Salvini poi. L’impatto di questo tentativo, però, è forte perché inchioda il presidente alle affermazioni non vere e alle risposte non date, in un paese che vive la più grande frattura sociale dagli anni Sessanta e Settanta.


Arte e contestazione politica si uniscono in questa installazione per le strade di New York


Il Wall of Lies pone sicuramente l’attenzione su alcuni degli aspetti più critici del governo Trump, ma la sua forza non sta tanto nella parte di analisi giornalistica e di contestazione, quanto piuttosto nella sua componente visuale. A guardarla, l’installazione più che un muro sembra un fiume, un flusso continuo di falsità che ha inondato la politica e la società americana dall’8 novembre 2016 ad oggi. I colori accesi si susseguono uno dopo l’altro, celeste verde fucsia rosso blu, in così tanti riquadri che immergendosi nella lettura quasi si rischia di perdersi. Chissà se gli elettori riusciranno a discernere il vero dal falso in questo mare di bugie.