Superare il 2020 a colpi di meme

Se gli ultimi anni di cambiamento climatico, scontri politici e sociali, ascesa di autoritarismi e conflitti diffusi – a livello globale e locale – ci avevano messi alla prova, di sicuro il 2020 della pandemia da coronavirus ha innalzato ancora il livello di conflitto ed evidenziato enormi disuguaglianze. Soprattutto, ha messo in difficoltà psicologica un pianeta intero costretto ad affrontare il lockdown, l’assenza di contatto con gli amici e gli affetti, a passare intere giornate in casa lavorando al computer o distraendosi su internet e sui social. E proprio su internet, appunto, come hanno risposto le persone? Come sempre, con i meme.

L’ironia sarcastica e caustica dei meme è forse la chiave interpretativa migliore per la realtà di questo 2020 che si fa di giorno in giorno più complessa e difficile di affrontare. Viaggi, cene, serate con gli amici, compleanni, anniversari, tutto sembra soffocato dalla pandemia e dalle sue conseguenze, costringendoci in una spirale di lavoro e letto e smartphone e social di cui non vediamo la fine, come ci ricorda il meme sulla fine del 2020 in cui le lancette dell’orologio non scattano sulla mezzanotte, ma sulle 23:59:61 che hanno il sapore di distopia. E cos’è, quello che stiamo vivendo, se non una versione distopica di tutto ciò che potevamo immaginare e progettare per quest’anno? Non è un caso che un meme classico di quest’anno sia il “my plans”, con i piani di ognuno sconvolti da questo assurdo 2020:

Il comandante Chesley Sullenberger in Sully (2016) di Clint Eastwood, interpretato da Tom Hanks, e le anatre che mandano in avaria entrambi i suoi motori
Sarah Connor (Linda Hamilton) e l’androide killer di Terminator (1984) di James Cameron
Salieri (F. Murray Abraham) e il suo rivale Wolfgang Amadeus Mozart (Tom Hulce) da Amadeus (1984) di Miloš Forman

Il mondo del cinema, che da sempre si presta a una costante rilettura memetica, stavolta ci ha voluto mettere letteralmente la faccia, e tanti attori sono diventati portavoce di questo disagio, mostrando con i loro volti in diversi film l’escalation inarrestabile di tragedi di quest’anno. E soprattutto di quanto, queste tragedie, stiano impattando sulla psicologia di tutti. Ancora una volta l’ironia ci aiuta a rappresentare il malessere e a buttarlo fuori in una dimensione digeribile, una dimensione che possiamo essere in grado di affrontare. Noi come società e noi come individui, come ha voluto fare l’attrice Reese Witherspoon che per prima ha postato questo meme di se stessa.

Nella prefazione alla La guerra dei meme (effequ, 2017), appena ristampato in una nuova edizione, Raffaele Alberto Ventura scriveva: «Dietro le immaginette buffe, Alessandro Lolli riesce a mostrarci un grido di disperazione. Il mondo è cambiato troppo in fretta, le lingue si sono rimescolate come a Babele. Ma in fondo che importa? Questi non sono altro, come si dice, che First World Problems. E un meme ci seppellirà».
E se in questo caso è l’anno stesso che pare volerci seppellire, di fronte a un grido di disperazione è diventato ancora più forte sembra che l’unico modo possibile per salvare il nostro equilibrio (quantomeno quello mentale) sia affidarsi alla causticità salvifica dei meme.