Quando l’arte incontra il sogno

Tim, quando aveva sette anni, faceva sempre il solito incubo. Si trovava in un grande spazio vuoto, senza case, senza alberi, senza persone. Ed era in gabbia, una piccola gabbia di ferro, sorvegliata dalla strega cattiva di Biancaneve. Quella del cartone animato, con la mela avvelenata e tutto. Ogni notte, quando si svegliava in lacrime, correva in camera di sua madre e le raccontava del buio, delle sbarre di ferro e che aveva avuto paura. Con una semplice lista di fatti, la madre lo rassicurava: “È solo un sogno, la strega cattiva non può farti niente, sei al sicuro nel tuo letto”. Tim si calmava, tornava a dormire e tutto passava. Quasi sempre. Una notte, però, dopo essersi rimesso a letto, si ritrovò di nuovo nella minuscola gabbia, aggrappato alle sbarre di ferro, sorvegliato dalla vecchia strega cattiva. “È solo un sogno”, si ricordò. La strega non può farmi niente, sono al sicuro, sono nel mio letto. Smise di avere paura, chiuse gli occhi, li riaprì. Non aveva più paura, ma la strega era sempre lì e lui, semplicemente, non si era svegliato.

Tim Post, a sette anni, non sapeva di aver vissuto il suo primo sogno lucido. Un’esperienza tridimensionale, multisensoriale e psichedelica che sarebbe stata alla base dei suoi studi e di un visionario progetto, materializzato nella Snoozon. L’azienda, ancora in fase di lancio, si propone di sfruttare gli stati di coscienza all’interno dei sogni con fini psico-terapeutici, per il miglioramento delle prestazioni, sportive e lavorative, o semplicemente per svago. Tim, superati i trent’anni, non avrebbe più avuto problemi con gli incubi e sarebbe diventato un ricercatore, nonché istruttore del sogno lucido. La potenzialità del mondo onirico è un tema ricorrente dai tempi della Bibbia, ma è dalla Grecia classica che il sogno perde il suo contatto col divino e diventa esperienza umana. «Poiché, in generale, anche alcuni animali oltre l’uomo sognano, i sogni non possono essere mandati da Dio, e non esistono in vista di tale scopo: sono quindi opera demoniaca, perché la natura è demoniaca, non divina», scriveva Aristotele nel suo saggio De divinatione per somnum. La realtà in cui siamo immersi ci si ripropone, da noi ricreata più o meno fedele alla realtà, anche mentre non siamo coscienti. «Il vero sogno è un’immagine che proviene dal movimento delle sensazioni, quando si dorme», si legge, ancora, nel De Somniis di Aristotele. Oggi, nel secolo degli schermi neri e degli estremismi, di qualsiasi genere, il sogno si fa sempre più reale e si trasforma in opportunità di introspezione, di svago, di business.


L’installazione Light is Time di Tsuyoshi Tane, 65mila piastre di orologio appese con dei fili al soffitto

Il sogno lucido, a Roma, inizia nel chiostro rinascimentale della chiesa di Santa Maria della Pace, il Chiostro del Bramante. Nella pianta quadrata, spoglia e severa, si incontrano i primi onironauti. Il percorso della mostra Dream, l’arte incontra i sogni inizia con le due grandi statue di marmo di Jaume Plensa, due teste di bambino con gli occhi socchiusi che introducono il mondo in cui si decide di entrare. Perché la mostra inizia con l’intenzione di addormentarsi, come nel sogno lucido, per sentirla l’arte, oltre che vederla. In ogni stanza infatti le opere sono accompagnate da un racconto di Ivan Cotroneo, interpretato dalle voci di 14 attori italiani. Il progetto di Dream nasce da una collaborazione tra lo scrittore, sceneggiatore e regista Cotroneo e Danilo Eccher, curatore della mostra e frequentatore assiduo del Chiostro del Bramante. Nel 2016 la pianta quadrata del chiostro, con le sue ripetizioni perfette, aveva già ospitato Love, l’arte contemporanea incontra l’amore e nel 2017 Enjoy, l’arte incontra il divertimento, entrambe curate da Eccher.


Nella mostra Dream, come nel sogno lucido, è il visitatore a decidere come deve andare la mostra, dove deve andare e perché


All’inizio di Dream, quando decidiamo di chiudere gli occhi, come i bambini di marmo striato di Jaume Plensa, nel chiostro risuona solo una voce. «Ti vedo. Sei lì. Ti vedo ancora», dice. «Puoi nasconderti tra la gente. Puoi muoverti indifferente dietro le colonne. Puoi guardare in alto, fingendo di perderti con il pensiero tra percorsi, finestre e cielo. Ma tu sai che sono qui». E qui, come nel sogno lucido, è il visitatore a decidere come deve andare la mostra, dove deve andare e perché. Decide cosa sarà la voce, magari chi, e sceglie cosa vedere nei sogni degli altri. Il percorso prosegue all’interno, dove si accede tramite una spessa tenda nera. Le 14 stanze sono costruite per temi, che vengono analizzati in relazione al loro significato nei sogni: la natura, la pioggia, il tempo. Nella stanza 4, si parla di sogno ed oscurità, con il Théâtre d’ombres di Christian Boltanski, in cui si può intravedere l’incubo di Tim. Nell’opera, il naso ricurvo della strega balla sul muro, insieme alle altre creature, oltre le tende della camera di ogni bambino che ha paura del buio, quello dentro le ombre. «Sono ritornato, ed è stato un momento. Sono un bambino. E c’è qualcosa che non riesco a vedere, sotto di me, appena sotto di me. So solo che si muove, e che danza, e che si ripete senza fine. Si agita. Striscia, forse, sotto il mio letto. Avanza, viene a prendermi», racconta una voce.   


Théâtre d’ombres di Christian Boltanski, nella mostra Dream

Una delle caratteristiche principali del sogno lucido è il fatto che la realtà in cui si vive questa esperienza è interamente creata dall’immaginazione del sognatore. Il mondo dei sogni non esiste, se non nella testa di chi sta dormendo. Esplorare quella realtà può mostrare come ciascuno di noi concepirebbe le cose, se tutto dipendesse da lui. Alcune persone sostengono che camminare lucidi nel mondo dei sogni abbia migliorato la propria vita. Puoi passeggiare nel tuo subconscio. Puoi volare, puoi fare il giro del mondo, puoi crearlo un mondo, esserne il sovrano assoluto e poi distruggerlo. «Ho passato le mie notti a cercare di essere Dio per te», racconta la voce di Alessandro Preziosi, mentre la mostra, da Roma, si sposta nell’America Latina. Nel sogno dell’argentina Alexandra Kehayoglou le scale del Chiostro si trasformano nelle steppe aride, nelle praterie e nei deserti della Patagonia. What if all is è una delle opere site-specific della mostra ideate appositamente per gli spazi del Chiostro del Bramante. A patto che tu riesca a non svegliarti, tutto è possibile. Una delle caratteristiche più inquietanti del sogno lucido è il fatto che la vita reale possa perdere totalmente d’interesse. Con i suoi limiti fisici e sociali, manca di emozioni. La mostra Dream racconta i sogni degli altri, ne mostra le sfumature, le ossessioni e a volte le violenze. Ma racconta anche un po’ il sogno lucido in cui l’arte è intrappolata, da quando si è trovata cosciente in un mondo che poteva plasmare, che poteva innalzare al cielo e distruggere, inebriata di emozioni, senza volersi svegliare.