Progresso acido – Il nuovo mondo digitale a base di LSD

Il dispositivo che stai utilizzando per leggere questo articolo, il software o l’applicazione che hai aperto, il browser che ti ha guidato nell’etere fin qui: con alta probabilità, sono stati tutti pensati e programmati in una sola piccola area del suolo americano, geograficamente irrilevante ma con un potere egemonico senza pari: la Silicon Valley. Scenario della più ambiziosa joint venture del pianeta, chiamata nel 1993 per guidare l’umanità nel futuro, la valle incantata riunisce a San Francisco tutti i colossi nel campo tecnologico e le menti affilatissime che lavorano per loro. Fra le tante aziende presenti all’appello: Amazon, Apple, eBay, Facebook (proprietario anche di Instagram e WhatsApp, dopo le acquisizioni nel 2012 e 2014), Google, LinkedIn, Microsoft, Netflix, PayPal, Visa. Praticamente la totalità degli attuali leader globali della comunicazione, dello sviluppo high-tech, della tecnologia finanziaria e dell’e-commerce, seduti a pochi metri l’uno dall’altro su un fazzoletto di terra. Da laggiù, come un polpo tentacolare, partono aggiornamenti costanti che raggiungono istantaneamente ogni angolo del pianeta, influenzando in modo radicale i paradigmi della vita umana: abitudini, modalità comunicative e relazionali, dinamiche sociali e intere categorie dell’esistenza.


Fra le nuove medicine preferite dei giovani della Silicon Valley si sta facendo rivedere una vecchia amica, mai davvero scomparsa, della costa di San Francisco: l’LSD


Uno si immaginerà che dietro a un lavoro così delicato ci siano psichiatri professionisti, preoccupati della salute mentale di chi interagisce con questa tecnologia, e invece no: è la nuova generazione di giovani letalmente intelligenti e creativamente dediti al profitto che sta prendendo in mano le sorti della Silicon Valley. Un piede nel futuro, pure ben pagato, ma al prezzo di turni di lavoro stressanti e di pesanti carichi di aspettative. Per questo la salute mentale degli stessi fenomeni californiani ha cominciato a mostrare segni di cedimento (Silicon Valley Goes to Therapy), inguaiandoli in stati ansiosi e rapporti tossici con il lavoro. In pochi anni la mental health è diventata un trend di prima urgenza, e le menti corrono ai ripari: meditazione, yoga, intrugli spirituali di vario tipo, app per la salute mentale, cocktail di vitamine. E a sorpresa, ma neanche troppo, fra le nuove medicine preferite dai nostri supermalati si sta facendo rivedere una vecchia amica, mai davvero scomparsa, della costa di San Francisco: l’LSD. Acidi in un nuovo formato compatto e smart, come tonico per la mente. La ricetta è facilissima, come prendere le vitamine: 10-20 microgrammi di sostanza, circa un decimo di una dose intera, diluiti in mezzo dito di acqua accanto al cornetto e alla spremuta la mattina. Consigliato una volta ogni tre giorni, ma ognuno ha la propria ricetta.


La mente di Stefan dopo aver assunto LSD nell’episodio di Black Mirror Bandersnatch (2018)

«Ciò di cui ero diventato capace, in modo intuitivo, era di visualizzare ogni possibilità come i rami di un albero. Potevo scalare visualmente questo albero, raggiungere un ramo, prendere l’idea, incubarla, buttarla giù e poi rimetterla a posto per passare al ramo successivo». Così descrive il suo primo giorno di lavoro sotto microdosing di LSD George Burke, imprenditore “problem solver”, come dice la sua pagina LinkedIn, in ambito di blockchain, cryptovalute e bio-hacking (l’hackeraggio del corpo umano). Nel paradiso futuristico degli ingegneri informatici non sono in molti a parlarne apertamente delle proprie pratiche acide, anche perché, nonostante l’occhio al momento mezzo chiuso delle autorità, l’LSD rimane una sostanza illegale da tabella 1 in tutto il mondo. Burke è fra i pochi a sponsorizzarla pubblicamente, ma negli ultimi anni l’aneddotica sul microdosing nella Silicon Valley è in fioritura, sull’onda delle energie mai sopite della controcultura della San Francisco Bay Area e incoraggiata dagli studi pionieristici sulle sostanze psichedeliche condotte alla Berkeley University.

A buttare per primo l’elefante nella stanza, introducendo il microdosing nel dibattito scientifico, è stato nel 2011 lo psicologo James Fadiman, ricercatore di lunga data nel campo degli psichedelici e autore di The Psychedelic Explorer’s Guide, che nel corso di una conferenza ne espone i mirabili impatti benefici attraverso una reportistica di consumatori entusiasti, in gran parte professionisti high-tech di San Francisco. Quattro anni dopo un articolo sulla rivista Rolling Stones (☛ How LSD Microdosing Became the Hot New Business Trip) amplifica l’impatto culturale del tema soffiando sui carboni del mitico Turn on, turn in, drop out (lo slogan psichedelico di Timothy Leary che infiammò la controcultura nel 1966) e attirando l’attenzione dei ragazzi più svegli del pianeta. Sembra davvero la soluzione del millennio: è di comprovata non tossicità, non provoca dipendenza, non è invasiva. Considerando la quantità di caffeina che la popolazione globale ingoia giornalmente per ingranare, qualche microgrammo di acido alla settimana, a pensarci bene, è una secchiata in una piscina. Se poi avesse addirittura degli effetti benefici concreti, come una vitamina per la mente, gli übersmart californiani ci avrebbero davvero visto lungo.


«L’LSD è una sostanza molto flessibile. Amplifica qualunque cosa accada nel tuo cervello, qualunque cosa accada nella nostra società», da una delle interviste del Financial Times per l’articolo How Silicon Valley rediscovered LSD. Tra le altre affermazioni di Diane: «I don’t do coffee, I do acid»

In termini neurochimici sommari, l’LSD (dietalamine-25 dell’acirdo lisergico) agisce sui recettori 5-HT2A della serotonina stimolando il rilascio di neurotrasmettitori nella corteccia pre-frontale, la regione del cervello impegnata nelle funzioni cognitive e di apprendimento più complesse. In termini spiccioli, il cervello sotto LSD è un party in un condominio di persone che non si erano mai parlate, e che ora finalmente interagiscono scambiando informazioni e costruendo nuovi paradigmi. Con una buona dose, sono note le esperienze profonde, se non proprio le folgorazioni mistiche, riportate nell’aneddotica della sua lunga lista di consumatori, ricercatori compresi. Ma gli effetti dell’assunzione in microdosi non hanno niente a che vedere con il comune immaginario, largamente mistificato dai figli ustionati degli anni ’60, costruito intorno ai leggendari trip. Niente angeli che ti parlano, draghi col narghilè o curvature dello spazio-tempo: buttare giù una microdose di LSD deluderà chi è in cerca di un’esperienza mistica o di una qualsiasi rilevante alterazione della coscienza. I microdosers nedescrivono i benefici nei termini di un’azione sotterranea e sulla lunga durata, con effetti sorprendenti su flessibilità cognitiva, funzionalità e stabilità dell’umore – o, come direbbero a Cupertino, pensiero out-of-the-box, capacità di problem solving e well-being.

Non è un primo amore quello tra la Silicon Valley e gli psichedelici. Tutt’altro: il magnifico lavoro d’inchiesta di Michael Pollan nel suo Come cambiare la tua mente, uscito nel 2018 e pubblicato in Italia da Adelphi quest’anno, ricostruisce una totale coincidenza di energie tra la nascita della Silicon Valley e la prima ondata lisergica negli anni ’50. Sono due i protagonisti principali, e potrebbe essere davvero una fiaba, non sappiamo se buona o cattiva: le vibrazioni del potente Al Hubbard, detto anche “Captain Trips”, un eccentrico, totalmente inafferrabile individuo deciso a diffondere ovunque e con ogni suo mezzo la magica pozione, scoperta da poco dal chimico svizzero Albert Hoffman e prodotta nei laboratori della Sandoz, nonché  formidabile guida psichedelica, attira in un miracolo chimico di coincidenze le inquietudini di Myron Stolaroff,  un ingegnere informatico di trent’anni appena salito ai vertici della Ampex, una delle prime aziende insediatesi nella Silicon Valley, quando ancora era tutto fattorie e mele. Nel 1956 Stolaroff, trasportato come in sogno fino allo studio di Al Hubbard a Vancouver con un sentimento che non sapeva spiegare, ha un incontro fatale, si fa per dire, con 66 microgrammi di LSD, e si fa un viaggione attraverso tutte le ere geologiche del mondo fino a rivivere la sua propria nascita. Dopo l’esperienza, guidata da Hubbard, di quella che definì «la più grande scoperta mai fatta dagli essere umani», Stolaroff agevolò in ogni modo il contagio della sostanza, e le sue pratiche di assunzione, nella futura ‘valle del silicone’, aspirando a un modello di società psichedelica e convinto di avere un ruolo nel destino messianico di Hubbard (entusiasta di aver trovato un porto dove far sgorgare litri di legalissima LSD liquida e produrre personalmente il primo maestoso ingresso dell’acido nel continente americano).


Un fotogramma di Climax (2018) di Gaspar Noé

Tra gli anni ’50 e ’60, spinto fortemente anche dall’altro papa dell’acido Timothy Leary, il fungo dell’LSD – ricavata, in effetti, da un fungo della segale – prosperò come un’infezione nell’ecosistema californiano, fino a esplodere politicamente nel movimento hippie e della controcultura. A San Francisco, nei magici Sixties, gli acidi furono come benzina sull’inedita depressione dei boomer nati dopo la guerra, già stanchi della vita confezionata per loro da famiglia e società. Nel vicolo cieco del modello di vita occidentale offerto e nel pieno disastro dell’imperialismo americano, il fungo aveva indicato ai giovani infelici una grande porta nel buio con la scritta Anche di qua! fuori dagli uffici e dalle guerre, dal modello patriarcale e dalla famiglia, dal consumismo sfrenato e dall’individualismo tossico; tutti nei campi a praticare l’Amore, in nuovi modelli di società basati sull’empatia, la condivisione e la collaborazione. Quando passa l’acido, le cose importanti diventano altre rispetto a quelle vendute negli spot. Allarmati, giustamente, per la tenuta delle strutture sociali ed economiche al comando, i governi proibizionisti dei primi anni ’70 chiudono i rubinetti legali all’LSD e a tutti gli psichedelici, relegandoli a una prigionia decennale e a una triste dimensione mitologica. Ma molti fecero in tempo a entrare in quella porta. Quando l’LSD inciampò nel proibizionismo, gli americani che l’avevano incrociata erano circa 2 milioni, l’1% della popolazione. Tra loro, oltre alla totalità dei musicisti, artisti e intellettuali più influenti dell’epoca, c’erano anche i giovani Steve Jobs e Bill Gates, pionieri delle aziende destinate a guidare lo sviluppo tecnologico nei cinquant’anni successivi fino a oggi. Il ruolo determinante dell’LSD nella nascita della tecnologia moderna è un ragionevole sospetto (☛ Did the use of psychedelics lead to a computer revolution?) , così come l’ipotesi che stia continuando ad agire, seguendo nuove microvie, sull’immaginazione di chi inventa adesso la nostra tecnologia.


Oggi il vento culturale nella Silicon Valley tira in una direzione chiara: siamo di fronte a un uso disinvolto e socialmente assorbito di LSD, funghi magici, Ayahuasca


Oggi il vento culturale nella Silicon Valley, scrutato con scetticismo da Kara Wisher in un articolo sul New York Times del 2018 (☛ How and Why Silicon Valley Gets High), tira in una direzione chiara: anche se non abbiamo numeri certi, siamo di fronte a un uso disinvolto e socialmente assorbito di LSD, funghi magici, Ayahuasca, per non parlare dei sex party a base di MDMA. Viene da chiedersi, intanto, dove stiano andando. E poi in quale orizzonte di valori, o a quale scopo aziendale, facciano utilizzo di queste sostanze. To make money è una risposta sicuramente valida a tutte le domande per l’amico imprenditore George Burke di cui parlavamo sopra – già lanciato nei campi estremi delle cryptovalute e del bio-hacking, lui un giorno lo vedremo volare via alimentato a bitcoin e idrogeno – ma c’è qualcosa di più. Se il microdosing confermasse le promesse fatte nel suo cammino fin qui prodigioso vorrebbe dire che stiamo già assistendo a un primo esperimento di bio-hacking nelle menti di chi programma, in live time, tutti i nostri dispositivi. Letteralmente un upgrade del cervello, reso capace di gestire sistemi più complessi e di risolvere problemi in modo creativo. E se quelli che decidono come interagisci coi tuoi amici, che gestiscono dati e movimenti finanziari, che controllano gli strumenti di comunicazione… fossero tutti sotto acidi?