Pop Porno

Come la popolarità della pornografia contemporanea la rende nemica di sé stessa

Negli ultimi decenni, con l’avvento del web, è avvenuta una sostanziale normalizzazione dell’immaginario hard, che è passato dall’essere un genere di produzione di rappresentazioni ghettizzato e di nicchia a un vero e proprio sistema mainstream di creazione di contenuti, anche grazie a una contaminazione capillare di altri ambiti, come quello estetico e quello sociale. La tecnologia ha permesso una vera e propria fusione tra questi ambiti, realizzando la profezia di Debord della società dello spettacolo. A ben guardare è proprio la graduale spettacolarizzazione di molti fenomeni culturali ad aver fatto il lavoro (per così dire) sporco atto a normalizzare l’immaginario hard, da una parte canonizzandolo, dall’altra indebolendone la portata trasgressiva. Una volta che il potenziale sovversivo di un Sade o di un Masoch (tanto per citarne due a caso) è stato disinnescato, ne è rimasto attivo il solo meccanismo di eccitazione, meccanismo molto più facile da controllare rispetto a quello del desiderio, dato che il desiderio è un fenomeno interiore in continuo divenire e quindi difficile da ingabbiare, per cui sempre potenzialmente sovversivo, mentre l’eccitazione è una risposta meccanica a uno stimolo secondo dinamiche pavloviane, quindi privo di qualsiasi spinta sovversiva.


Una volta disinnescato il potenziale sovversivo di un Sade o di un Masoch, della pornografia è rimasto attivo il solo meccanismo di eccitazione


Il processo bidirezionale di pornografizzazione delle logiche dell’immaginario è iniziato negli anni Settanta, quando pellicole come Gola profonda sono diventati veri e propri casi cinematografici, ma se all’epoca l’arte hard svolgeva una funzione di liberazione e conoscenza sessuale, oggi quel gesto liberatorio è stato assorbito dall’industria pornografica e trasformato in mero marketing libidinale e istigatorio al consumo coatto, andando ad alterare il rapporto tra desiderio ed eccitazione per una fruizione sempre più omologata di prodotti caratterizzati da differenze marginali.


Tropic of Cancer on Trial di E.R. Hutchinson che racconta il processo a Tropico del Cancro

Non bisogna dimenticarsi che Henry Miller era stato processato per la pubblicazione di Tropico del Cancro negli Stati Uniti del 1961 e la vittoria di quel processo sancì una volta per tutte la distinzione tra arte e pornografia in Occidente (anche se Pasolini ha sempre avuto grossi problemi con la censura fino alla sua morte). Fa sorridere oggi pensare che Tropico del Cancro possa essere stato al centro di un processo giudiziario così importante. Il nostro sorriso racconta il generale slittamento della morale, che potrebbe persino evidenziare il livello successivo: il ribaltamento del rapporto tra arte e pornografia, ovvero l’affermazione che la pornografia è arte. Non sono pochi gli artisti che si sono mossi in tale direzione e più o meno in ogni epoca della storia dell’umanità ci sono state delle rappresentazioni del rapporto sessuale che alcuni perbenisti avrebbero potuto definire pornografiche, tuttavia alla fine degli anni Ottanta, quindi quasi un trentennio dopo il processo a Miller, era cambiato il sistema di riferimento in cui tali rappresentazioni si muovevano, basti pensare a Jeff Koons (per rimanere tra le artistar), che nell’89 se ne uscì con Made in Heaven, una rappresentazione esplicita ed estetizzata del rapporto sessuale con sua moglie Ilona Staller, per i più Cicciolina. Koons definì sua moglie un readymade, facendo così accettare all’opinione pubblica la familiarizzazione della pornografia. Senza dubbio Jeff Koons riprende Andy Warhol sotto tanti aspetti, ma in Warhol vi è la descrizione di un momento intimo con una certa capacità sovversiva, mentre in Koons questo potenziale si è del tutto esaurito proprio nell’accettazione che Made in Heaven sia un readymade proveniente dall’estetica industriale di Riccardo Schicchi, celebre regista, produttore e attore del mondo dell’hard. Dunque la pornografia agli inizi del 1990 era già pronta per essere inserita dentro al sistema dell’arte, bastava solo che qualcuno la prendesse e la mettesse in un museo.



Il processo ovviamente non si era esaurito, perché il terzo passaggio consisteva nel portare l’opera pornografica non tanto nelle gallerie d’arte ma dentro alle case di tutti. Questo è avvenuto con l’avvento di internet, che ha determinato una vera e propria rivoluzione. Un tempo la fruizione di film pornografici avveniva in apposite sale cinematografiche, spazi aperti al pubblico (maggiorenne) e per quanto se ne possa dire in un certo qual modo spazi sociali. Vi era quindi una fruizione di gruppo. Il passaggio allo stadio attuale è avvenuto gradualmente anche grazie alle VHS, ma con internet la fruizione è diventata solipsistica, andando a potenziare il marchingegno mimetico che l’arte hard mette in scena, tanto che l’atto sessuale rappresentato diventa l’indispensabile copia dell’atto sessuale fisicamente compiuto. Ne scaturisce una dialettica tra stimolo, eccitazione e emulazione capace di formalizzare la realtà che mima l’atto compiuto in un modo così radicale da accorciare i confini con la stessa finzione. Tale accorciamento del confine tra artificio e realtà tende a generare una immedesimazione sempre più forte, così che certe dinamiche pornografiche vengono introiettate dal soggetto che le trasforma in circuiti di pensiero, ovvero vengono assimilate come schema e riproposte come comportamento. Ancora una volta: non ci sarebbe niente di male in questo se la rappresentazione avesse un potenziale sovversivo erotico, piuttosto che industriale eccitatorio, perché le regole che lo controllerebbero non sarebbero pensate per vendere un prodotto, quale che sia, incatenando lo spettatore alla fruizione, ma per liberare l’individuo da vincoli secolari e obsoleti.


La 2019 Year Review di PornHub che rivela le cifre di 80mila visite al minuto al sito pornografico canadese

Con la nascita di piattaforme di streaming gratuito pornografico, poi, dove gli utenti possono non solo guardare video, ma anche caricarli, la distinzione tra attore professionista e amatoriale si è modificata. Così l’amatoriale non ricade più necessariamente nel dilettantismo, generando una vera e propria competizione tra i vari lavoratori sessuali, che cercano di inventare strategie intrattenitive sempre più eccitanti capaci di giocare con i limiti dello stato eccitatorio – viene da chiedersi se sia possibile fare questo discorso per qualsiasi altro tipo di arte. Non essendoci più distinzione tra professionale e amatoriale, si è accentuato il fraintendimento mimetico tra azione recitata e azione reale, nonostante il fatto che l’esperienza passi comunque attraverso uno schermo, ovvero attraverso un processo di medializzazione, che non è mai neutro, ma sempre orientato verso un guadagno spesso invisibile al fruitore. 


Le logiche pornografiche contemporanee sembrano un modo per distruggere l’immaginario attraverso il controllo delle sue pulsioni, piuttosto che per creare un immaginario libero


Insomma non ci sono motivi sufficienti per essere contrari alla pornografia in generale, tuttavia ci sono serie preoccupazioni che l’introiezione delle logiche pornografiche contemporanee sia un modo per distruggere l’immaginario attraverso il controllo delle sue pulsioni, ora instradate su binari sempre più definiti, piuttosto che la creazione di un immaginario libero e quindi capace di creare sempre nuovi modi per eccitare la mente umana. Questo determina una graduale omologazione e standardizzazione delle forme artistiche, che vanno a ricopiare libidini già certificate dalla società, rendendo impossibile quel ribaltamento reale dell’establishment estetico che rendeva sovversive le forme della pornografia del passato.