Operare in realtà aumentata

Che la realtà aumentata, ovvero la proiezione di elementi virtuali nella visione di un immagine reale, potesse diventare la frontiera in decine di campi al di là del mondo del videoludico e dell’audiovisivo lo si era capito ben prima dell’esplosione su scala globale di fenomeni come Pokémon GO. Le iniziali integrazioni visive che restituivano in maniera manifesta la veridicità del detto «virtuale è reale» erano soltanto i primi passi di quella che si preannunciava come una tecnologia straordinaria.


Attraverso un visore, chi opera può sfruttare gli strumenti digitali per aumentare l’accuratezza dell’intervento segnando punti anatomici


Oggi, anche in Italia, la realtà aumentata si sta facendo spazio nella tecnica medica: è notizia di questa settimana l’annuncio dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria che ha iniziato ad utilizzarla per supportare il lavoro dei propri chirurghi ortopedici. L’istituto ospedialiero di Negrar di Valpolicella, a pochi chilometri da Verona, è tra i primi ad implementare l’utilizzo di questa tecnologia nelle proprie sale operatorie, con l’equipe del dottor Claudio Zorzi – quasi mille interventi protesici al ginocchio negli ultimi dodici mesi.


Un momento di una delle operazioni al ginocchio compiute a Negrar con l’utilizzo di visori

Attraverso un visore, chi opera può sfruttare gli strumenti digitali per aumentare l’accuratezza dell’intervento segnando punti anatomici che fungono da repere per effettuare i tagli sull’osso necessari a posizionare la protesi, oltre che l’adesione dell’intervento stesso con i piani stabiliti prima di operare, come spiega il dottor Vincenzo Iacono.

«La realtà aumentata richiede che su questi punti di riferimento vengano collocati dei QR code. Questi, una volta inquadrati, consentano alla fotocamera collegata agli occhiali indossati dal chirurgo di proiettare sugli stessi occhiali l’immagine reale dell’arto con alcuni elementi virtuali come la linea dell’asse del ginocchio e i gradi. Grazie a queste informazioni, il chirurgo può verificare se i tagli che sta effettuando sull’osso corrispondono all’inserimento della protesi secondo le angolature previste dal piano pre-operatorio».

QR code e visori acquistano così una funzione medica, e la realtà aumentata diviene uno strumento in più che lo sviluppo audiovisivo mette a servizio degli ospedali. In un processo inverso a quello delle telecamere e di sonde sempre più piccole che permettono alla medicina di indagare e vedere dall’interno i corpi dei pazienti, la AR inventa digitalmente nuove porzioni di realtà che integrano e completano il processo medico, affinandolo sempre di più.


Un operazione al polso eseguita con visore VR dal dottore Enrico Carità

Il veronese si conferma una delle aree italiane più all’avanguardia sotto questo fronte. Quello del Sacro Cuore Don Calabria non è infatti il primo caso di operazione portata a termine con l’utilizzo di un visore 3D e della realtà aumentata. Il 9 marzo 2021, i dottori Enrico Carità, Alberto Donadelli e Mara Laterza hanno compiuto due interventi: il primo intervento ricostruendo un importante legamento del polso, il secondo intervento trattando una rizoartrosi con l’impitanto di una protesi trapezio-metacarpale di ultima generazione. In questo caso, l’equipe medica ha sfruttato l’intervento per testare la tecnologia e l’ha condivisa con altri colleghi.

«L’utilizzo della realtà aumentata permette di accrescere la precisione del gesto chirurgico […] Grazie all’utilizzo della realtà aumentata è stato possibile svolgere l’intervento visualizzando nel campo operatorio, sotto forma di ologrammi, tutti gli esami strumentali e i planning preoperatori dei pazienti. Tutto questo “in diretta”: erano infatti diversi i chirurghi collegati da altre sedi italiane che hanno potuto assistere e interagire direttamente con noi. […] I colleghi connessi hanno potuto commentare, porre domande, esprimere opinioni e fare commenti durante i passaggi più critici questa nuova tecnologia consentirà in futuro di abbattere le distanze mettendo in comunicazione specialisti nazionali ed internazionali e condividendo informazioni tecniche, chirurgiche o riabilitative. E potrà essere utilizzata anche per la formazione con la possibilità di assistere da remoto chi si approccia ad eseguire interventi particolarmente impegnativi o avesse bisogno di supporto tecnico».

Questa prospettiva, che apre anche alla didattica e al supporto medico a distanza con una precisione mai vista prima, fa prefigurare la possibilità di un utilizzo molteplice all’interno del mondo chirurgico. Da un lato la costruzione di un percorso formativo più pregnante e in grado di preparare davvero all’intervento chirurgico, dall’altro un’accuratezza e un’aderenza al percorso chirurgico stabilito altrimenti inimmaginabili. Un utilizzo tecnologico che può essere vincente sotto ogni punto di vista, dato che, come nei casi prostetici raccontati da Vincenzo Iacono, «l’ottimale posizionamento della protesi, oltre a permettere al paziente di riconquistare senza problemi la sua quotidianità, garantisce una maggiore durata della protesi stessa, evitando un intervento di revisione, delicato sul piano chirurgico e costoso per il sistema sanitario nazionale».