Nelle grinfie del bot

Siamo montati sulla sua bicicletta elettrica superconnessa, lui sul sellino intelligente, io appollaiato sul portapacchi. E via tra le macchine non intelligenti fino al castello tutto di vetro pieno di principini dell’informatica. Anche gli ascensori sono di vetro, e anche le scrivanie, ho avuto modo di osservare. Sembrava di essere in una bottiglia affondata, abitata da granchi in maglietta e scarpe da ginnastica.
Quando passavamo tutti tacevano e ci guardavano, perché lì QI185 è una stella del cinema. Lui non se ne accorge, o finge di non accorgersene: è un dubbio che si lascia sempre dietro come un’enigmatica ombra. Sia come sia il capo della startup è venuto a salutarmi manco fossi un presidente della repubblica in visita ufficiale. Tuo fratello ci ha parlato molto di te, sono contento di conoscerti in carne e ossa, ha detto, stritolandomi la mano nella sua zampona.
Siccome aveva le stampelle gli ho chiesto se si era rotto qualcosa, e lui sorridendo mi ha risposto che ogni tanto ha dei dolori alle gambe. Io gli ho chiesto se è una malattia contagiosa, e lui mi ha detto che potevo andare tranquillo, non lo è. Meno male, gli ho detto, e lui sorridendo si è tolto il berretto, e si è passato il palmo della mano sulla striscia pelata della testa.
Ci siamo poi accomodati in una saletta di vetro smerigliato, dove ci sarebbe stata la presentazione del bot. C’erano diverse persone, e tutti guardavano QI185 come si ammira un sole in mezzo al cielo, dando per scontato che quello è il sole. Perfino il direttore con le stampelle e il berretto nero da rapper gli stava attaccato quasi avesse da imparare qualcosa.
Saresti stata fiera, tu che ti lamenti che non dedica tempo ai contatti sociali, e che non hai mai dato peso al suo QI di 185. Vai a farti un giro, non vedi che bel sole c’è fuori!, gli dici sempre. Finirai per credere che l’amore sia una questione di linee di codice!, gli dici, con gli occhi persi nel blu del cielo. Per te è molto importante l’amore, forse proprio perché quello con il papà è andato in aceto, secondo il nonno a causa della differenza di età troppo grande.


Vai a farti un giro, non vedi che bel sole c’è fuori!, gli dici sempre. Finirai per credere che l’amore sia una questione di linee di codice!


Quando tutti erano seduti un tipetto biondo con una felpa gialla ha spiegato che nella simulazione che sarebbe seguita il direttore avrebbe impersonato un cliente di un volo della compagnia che aveva commissionato il bot. Un volo che era arrivato con molto ritardo. E quindi il viaggiatore è inferocito, è normale, ha detto guardando il capo, il quale appunto aveva messo su un grugno molto incazzato.
Si tratta di un cliente che conosce a menadito i suoi diritti e le leggi, ha continuato l’ingegnere simile a una banana, indicando lo spilungone che si tirava su le maniche della felpa e muoveva la bocca come fanno i pugili. Quel che si dice un osso duro per quelli che erano i servizi clienti, quando ancora esistevano, ha detto, sfiorandosi il ciuffo a forma di amaca come in certi fumetti.
Il bot di QI185 doveva difendersi bene, se non voleva essere fatto a pezzetti. Doveva mettercela tutta. QI185 ha sorriso a suo modo, con un po’ di commiserazione per i poveri mortali. C’è stato allora un applauso stentato, indeciso lui stesso se continuare o meno.
Mio fratello lo ha interrotto con un gesto seccato, e ha detto che avrebbe tradotto nella lingua dei segni quello che diceva via via il bot, anche se certo le protesi provviste di interfaccia corticale non invasiva mi avrebbero permesso di cogliere molte cose senza dover leggere sullo schermo. C’è stato un altro applauso, questa volta più energico, e tutti hanno guardato me. Io ho indossato il casco intelligente che mi ha fatto QI185 l’anno scorso.


“Posso aiutarti in qualche modo?” – L’immagine esplicativa dell’attivazione Siri sul sito Apple

Una volta contattato il bot ha salutato molto gentilmente il direttore della startup, e gli ha chiesto con la sua gentilezza un po’ metallica se poteva aiutarlo in qualche modo. Il lungo direttore con le gambe acciaccate e i capelli solo sui lati ha detto che il suo aereo era arrivato molto in ritardo. Il bot gli ha risposto che era desolato, era la prima volta che succedeva. Non gli ha chiesto chi era e che volo aveva preso, lo aveva già dedotto dall’indirizzo IP e da altri indizi, validando il risultato mediante l’impronta digitale memorizzata dal sensore per l’accensione.
Il capo ha detto che a quel che gli risultava succedeva molto spesso, e anche lo stesso volo del giorno prima era arrivato parecchio in ritardo. Con la sua testardaggine da straniero dell’est che cerca di parlare bene il bot ha ribattuto che gli aerei della loro compagnia sono in media più puntuali di quelle delle altre: è apparsa una statistica in questo senso, e poi anche un’altra. Da questa risultava che gli unici veri problemi potevano derivare dai cicloni e altre catastrofi naturali. Ha fatto poi scorrere pure una breve intervista con l’amministratore delegato della compagnia aerea, che diceva che per lui era essenziale che i voli non fossero mai in ritardo, escludendo beninteso i cicloni e le altre cause di forza maggiore. Per loro era un vanto, quella puntualità da far impallidire gli svizzeri.
Sistemandosi il suo berretto nero il direttore ha detto che non gli interessavano quelle chiacchiere da venditore ambulante, lui aveva perso la coincidenza, e voleva essere risarcito. Sembrava che cominciasse a innervosirsi davvero. Il bot gli ha ribattuto che era molto dispiaciuto che fosse successo quell’inconveniente così eccezionale, ma sfortunatamente non erano previsti risarcimenti. Ha mostrato alcune frasi del contratto, e le ha anche lette con la sua voce da professorino alle prime armi, forse proprio perché erano scritte molto piccole. Sono desolato, purtroppo non posso venire in aiuto, ha scritto. Il tono era davvero affranto, si sarebbe detto che stesse facendo tutto il possibile per aiutarlo.

Il direttore con le lunghe gambe da ragno zoppo ha detto allora che dovevano almeno pagargli un albergo per passare la notte. Con una condiscendenza da maestrina meccanica il bot gli ha ribattuto che non doveva inquietarsi o peggio ancora arrabbiarsi, visto che tendeva a avere la pressione alta. Niente di grave, ma per le persone ipertese non c’è niente di peggio che incollerirsi. A questo proposito si permetteva di mostrargli un grafico che metteva in relazione gli incidenti cardiocircolatori gravi e il tasso di stress dei soggetti.
Dovrebbe piuttosto respirare profondamente, e pensare a qualcosa di rilassante, ha aggiunto, con una dizione ancora più scandita che mi rintronava nei polmoni. Guardi nella mia direzione, e si raffiguri un parco naturale della sua bella regione, ha detto, mostrando un magnifico bosco sotto un cielo azzurro. A me è venuta in mente la mamma, perché anche il tono tendeva allo sciropposo. Il direttore però non sembrava apprezzare molto il bosco, e nemmeno le cattive imitazioni dei toni buddisti.


La copertina di “Baco” di Giacomo Sartori (Exòrma)

Io voglio un albergo!, ha sbraitato, facendo tremare il berretto nero. Sarebbe un grande errore sottostimare i rischi che corre la sua salute, ha continuato il bot, con una condiscendenza che imitava quella di un medico che parla per il bene del paziente. Il risultato lasciava però molto a desiderare, anche con tutta la buona volontà del mondo si faceva fatica a non ridere.
Sullo schermo è apparso un altro grafico, che mostrava l’incidenza dei vari fattori di rischio, quali l’età e il peso, il grado di istruzione, e via dicendo. Le frecce colorate che danzavano in qua e là aiutavano a capire meglio. L’omino seduto in un sedile di aereo che rappresentava il capo si trovava in pieno nella fascia rossa, quindi non era tanto difficile afferrare come stavano le cose. Il direttore ha fatto un giro circolare con gli occhi su tutti i presenti, per far capire che erano frottole. Non sembrava a suo agio.

La sottovalutazione del rischio è più grave del rischio stesso, con la sua esperienza e le responsabilità che ricopre lei dovrebbe saperlo, è tornato all’attacco il bot separando più che mai le sillabe, quasi gli avesse letto nel pensiero.

Tanto più che nelle ultime settimane c’è stato un netto aumento dei valori, ha continuato, indifferente ai saltelli di stizza del capo. E ha tirato fuori dal cappello digitale un grafico con la pressione arteriosa dell’ultima settimana.

La linea saliva, questo non avrebbe potuto negarlo nessuno. Sul diagramma c’era scritto il nome del direttore, e anche il tipo di orologio intelligente che aveva. Lo spilungone mezzo pelato s’è guardato l’orologio, che in effetti misurava anche la pressione, come se l’unico responsabile fosse lui.

La situazione va presa con la serietà che richiede, senza drammatizzare ma senza nemmeno mettere la testa sotto la sabbia, ha detto il bot, invitandolo tra le righe a non perdersi in inezie. Lo yoga fa molto bene per i pazienti come lei, io le consiglio di praticarlo in modo regolare.

Nessuno ha il diritto di utilizzare questi dati, è sbottato il capo con una voce molto più acuta, indicando il proprio orologio. Senza esitare il bot ha recitato con quel suo ritmo da pastore sardo alcune leggine, e ha specificato che per quell’uso interno aveva il diritto di accedere ai suoi parametri.


Nessuno ha il diritto di utilizzare questi dati, è sbottato il capo con una voce molto più acuta. Senza esitare il bot ha recitato alcune leggine e ha specificato che aveva il diritto di accedere ai suoi parametri


Certo se il sottoscritto li avesse resi pubblici in rete o li avesse resi disponibili a un motore di ricerca lei avrebbe ragione, ha aggiunto, con un piglio quasi troppo conciliante.

Però ho diritto almeno a un albergo!, lo ha interrotto lo stangone, che sembrava davvero molto alterato. Il bot gli ha spiegato che purtroppo non poteva rimborsargli il pernottamento: se il ritardo fosse stato tre volte tanto non ci sarebbero stati problemi di sorta, ma con quel valore la compagnia non era tenuta a fare niente. Pareva affranto che il ritardo fosse stato solo due ore e cinquantotto.

Il capo ha fatto notare che con un ritardo tre volte maggiore l’aereo sarebbe arrivato la mattina dopo, quindi l’albergo non sarebbe più stato necessario, mentre nel suo caso lo era, perché lui non sapeva dove dormire. Lei ha un’ottima preparazione matematica, ha ammesso il bot, come se non ci avesse pensato da solo.

In questo caso il pernottamento sarebbe comunque stato prenotato, il cliente poi può scegliere di rinunciare, ha specificato, scollando in maniera ancora più marcata le sillabe una dall’altra. Sullo schermo è apparsa la foto di una confortevole camera d’albergo. Il materasso che vede è pensato appositamente per le persone che russano molto forte e in modo continuo, ha aggiunto a un volume un po’ meno alto. L’importante per noi è che il cliente sia soddisfatto, ha continuato.

Io sono molto soddisfatto, non potrei esserlo di più, ha detto il direttore, dopo averci pensato su un pochino succhiandosi le guance abituate a comandare senza darne l’impressione. Non aveva apprezzato le allusioni al suo sonno, ma lasciarlo trasparire avrebbe solo peggiorato le cose.

Il vostro aereo è stato puntualissimo, e io non potrei esserne più felice, ha aggiunto, con gli occhi che scintillavano di perfidia. Giocava insomma d’astuzia. Sapeva che se c’è un modo infallibile per fregare un qualsiasi marchingegno basato sull’intelligenza artificiale, è proprio quello.

Se lei è soddisfatto allora anch’io sono felice, e la invito allora a dare un apprezzamento positivo sul nostro sito, per noi è molto importante, ha risposto il bot, con un analogo tono da cordialissima presa per il culo. Nella stanza c’è stato qualche risolino, anche se subito rientrato.

Il direttore ha dato una manata sul tavolo, non ne poteva più. Io voglio essere indennizzato, ne ho diritto!, ha detto, ritornando ai metodi tradizionali. Si sarebbe detto che fosse davvero stremato dal viaggio e dal ritardo.

Lei ha tutto il mio appoggio, purtroppo le norme contrattuali da lei sottoscritte non mi permettono di venirle in aiuto, ha ribattuto il bot, tornando anche lui serio. Il capo stava per ribattere qualcosa, ma è stato interrotto sul nascere.

La prossima volta stipuli un’assicurazione, barrando l’apposita casella in fase di acquisto, lei ha forse la tendenza a accollarsi troppi rischi, lo abbiamo già visto, ha aggiunto con la sua cadenza zoppicante, anche questa volta parlando più piano, come quando si danno i consigli.

Se serve qualcosa d’altro non esiti a chiedermi, sono a sua disposizione ventiquattrore su ventiquattro, festività comprese, ha concluso. E dopo aver salutato molto gentilmente ha chiuso la comunicazione. Il capo adesso era tutto rosso, e si grattava la pancia come se avesse l’orticaria. Era molto contento, ma anche contrariato: stringeva una delle due stampelle quasi fosse un manganello.


Il robot Ava osserva una maschera di se stessa in Ex Machina (2015) di Alex Garland

Tutti erano impressionati dal comprendonio e dalla vivacità del bot. Aveva risposto sempre a tono, sfoderando argomenti molto azzeccati. E se aveva tenuto a bada il direttore, famoso per la sua testardaggine nelle trattative, era difficile che si lasciasse impressionare da un qualsiasi cliente della compagnia aerea.
Piovevano complimenti a destra e a sinistra. Secondo la banana con il ciuffo, che era il responsabile di non so che cosa, quella creatura artificiale era una bomba, non c’erano altre parole. Quel prodotto avrebbe fatto diventare verdi di invidia i giganti di internet, era facilmente prevedibile.
QI185 guardava nel vuoto. Faceva quello che non è che si annoi, però insomma pensa che nella vita ci sono occupazioni più appassionanti.
A proposito, il tuo circuito neuromorfico arriva tra due giorni, gli ha messo lì il grande capo. Hanno detto che non hanno mai visto niente di così complicato in vita loro, ma ce ne sono venuti fuori, ha aggiunto, quasi la cosa fosse molto ridicola.


Il bot era concepito per imparare dai dati sui quali riusciva a metter le grinfie, dagli esseri umani, dagli altri bot, per conto suo: adesso era all’asilo


Mio fratello lo ha guardato come faticasse a credere alle sue grandi orecchie. Era la solita statua di marmo bianco in tenuta da jogging, però di punto in bianco gli occhi un po’ sporgenti erano lucidi, e anche i tendini del collo erano più rilassati, non sembravano più corde di violino. Era contentissimo, gli intenditori potevano vederlo senza difficoltà.
Faceva pensare a un padre a cui è appena nato un figlio, mi suggerisce di scrivere la Logo, e forse non ha tutti i torti, anche se a me non sarebbe mai venuto in mente un paragone del genere. Adesso però la similitudine è sprizzata fuori, non può restare a svolazzare nell’aria solo per il fatto che non è mia: le parole della lingua parlata devono afferrarla e incatenarla nella memoria del computer.
Quello che avevamo visto non era che l’inizio, ha tenuto a specificare, guardando di nuovo dietro alle nostre schiene, quasi seguisse un film privato. Il bot era concepito per imparare dai dati sui quali riusciva a metter le grinfie, dagli esseri umani, dagli altri bot, per conto suo: adesso era all’asilo, per dirla così, e prima di arrivare all’università ne avrebbe fatta di strada. Per ora parlava solo l’inglese e altre cinquantacinque lingue, ma presto sarebbe arrivato a centoventotto, e un po’ alla volta a duecentocinquantasei. E anche per quanto riguarda l’emulazione, che forse non era più una semplice emulazione, degli stati emozionali, avrebbe fatto rapidi progressi: l’interazione con gli umani si sarebbe affinata.



Questo brano è un estratto da Baco di Giacomo Sartori edito da Exòrma
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