Le strade vuote del virus

Con l’entrata in vigore del coprifuoco in alcune regioni italiane e con il ritorno delle autocertificazioni per gli orari notturni, ci ritroviamo a respirare un’aria molto simile a quella che l’Italia respirava ai primi di marzo. Ricominciano a salire i contagi da coronavirus, ricominciano i dati allarmanti e le comunicazioni del premier Conte, ricomincia soprattutto la retorica delle piazze vuote, delle città deserte e svuotate dal viavai dei propri cittadini.

Non sono soltanto le piazze, però, a svuotarsi. C’è un’intera rete di strade che di notte torneranno a vivere quelle atmosfere rarefatte che avevamo visto affacciandoci dalle nostre finestre tra marzo, aprile e maggio, nei mesi del picco di contagi e di posti occupati in terapia intensiva, strade vuote a cui eravamo abituati soltanto d’estate, in quei ferragosto surreali da fotogrammi de Il sorpasso di Dino Risi.

In questi scatti unici, vediamo le affascinanti immagini delle strade deserte di due delle città più trafficate d’Italia, Roma e Napoli, nel pieno del lockdown. Piramide, il Colosseo, San Pietro e Castel dell’Ovo, il lungomare, il Maschio Angioino. Solitamente circondati dal caos e dal rumore di auto, camion, autobus e motorini che affollano le vie, i grandi monumenti si stagliano solitari e silenziosi nel panorama cittadino. Così li ha catturati Alfredo Lembo durante le riprese di Lockdown 2020 – L’Italia invisibile, il documentario VR diretto da Omar Rashid ( Immaginare virtuale) prodotto da Gold e Rai Cinema, in cui la 8 Production si è occupata delle riprese romane e napoletane.

Un viaggio vissuto in solitaria, producer e operatore, attraversando le strade abitate soltanto dalla presenza di militari, poliziotti e carabinieri. Rispetto alle piazze, le strade vuote hanno un significato diverso perché rappresentano il movimento e la vita lavorativa, sono le arterie attraverso cui l’umanità si sposta per i viaggi quotidiani o per quelli in cui scoprire cose mai viste. Ci riportano ad un periodo della nostra società, vicino nel tempo e lontanissimo nella percezione di chi la vive, di città respirabili, spaziose, distanti dal soffocante sovraffollamento di questi nuovi anni Venti. Forse, ci dicono anche la via giusta è tornare a quella dimensione, meno industriosa e industriale, meno sovraffollata e, alla fine, più umana.

Questi spazi vuoti, immortalati sotto il sole di mezzogiorno, si riempiono di quell’inquietudine – inversa al canone – che utilizzò Hitchcock per la suspense tutta diurna della sequenza dell’attacco aereo di Intrigo internazionale. Viviamo giorni di preoccupazione generale, e l’augurio è che queste visioni fantasmatiche restino relegate nella dimensione della finzione, in quello spazio surreale, testimoniato da Lockdown 2020, che abbiamo già vissuto e che nessuno di noi vuole dover vivere ancora. Lì possono esaurire il loro respiro cinematografico, sotto il sole, senza trasformarsi in quadri da coprifuoco, notturni e ben più cupi.