Le ragnatele del cosmo | Su Aria di Tomás Saraceno

Viviamo all’interno di una rete di interazioni. Ci muoviamo, e tutto si muove con noi. Quando qualcosa fuori da noi si muove, anche noi ci stiamo muovendo. L’artista argentino Tomás Saraceno, con la mostra Aria a Firenze, Palazzo Strozzi, aperta fino al 1° novembre 2020, ci trasporta nell’Aerocene, una nuova era della mobilità in cui possiamo fluttuare nell’atmosfera e in cui il nostro respiro è un respiro cosmico che permette all’universo di contrarsi ed espandersi a un unico ritmo, risultato dell’influenza reciproca tra persone, animali e cose che lo abitano. Un’idea viene sviluppata attraverso una serie di installazioni che raccontano tutte, in modi diversi, il rapporto di causa-effetto e di reciprocità e che provano a rendere visibili dinamiche e meccanismi che rischierebbero altrimenti di passare inosservati.

Aria si può percorrere ignorando completamente i presupposti concettuali su cui si fonda; in parte perché la buona arte contemporanea può essere guardata senza preconcetti per godere dell’esperienza che gli oggetti riescono a regalare, ma anche perché la relazione tra la narrazione e il modo in cui le opere la veicolano non richiede uno sforzo particolare per essere interpretata. Gli oggetti comunicano i messaggi in modo chiaro, a tratti semplicistico, grazie anche a una componente di interattività che trasforma l’osservatore in parte integrante dell’opera. Questo aspetto è molto evidente in almeno due sale.

La prima ospita l’opera Sounding the air, in cui cinque fili di seta di ragno oscillano a causa degli spostamenti d’aria, conseguenza dei rumori e dei movimenti del pubblico che attraversa la stanza. I fili vibrando vengono suonati producendo musica. Sounding the air si ispira al Ballooning, un fenomeno grazie al quale alcune specie di ragni si spostano da un luogo all’altro grazie alla dispersione nell’aria. In questa stanza, il concetto di reciprocità e di rapporto causa-effetto è amplificato dalla quantità di elementi in relazione tra loro: i ragni, la seta, il respiro dei visitatori, il loro movimento, le forze elettrostatiche. Ognuna di questa cose si muove grazie alle altre e allo stesso tempo fa muovere le altre. La musica è una semplificazione che ci permette di visualizzare queste interazioni che si combinano in modi e in forme perlopiù invisibili, e che quindi richiederebbero uno sforzo perfino da parte di chi ne è protagonista attivo, nel tentativo di raggiungere una consapevolezza. Viviamo il nostro tempo e il nostro spazio ignorandone le complesse dinamiche relazionali, e c’è davvero bisogno di qualcuno che trasformi in musica il nostro respiro cosmico per farci sapere che esiste.


Le ragnatele illuminate di Sounding the air

Un’opera che esplora ulteriormente questo concetto, e lo presenta come fosse un negativo di Sounding the air, è Aerographies. Nell’installazione, fortemente interattiva, Saraceno utilizza particelle di carbone nero provenienti dall’inquinamento di Mumbai per produrre inchiostro con il quale riempie delle penne appese a palloncini. Le penne fluttuano su tele bianche e si muovono ancora una volta grazie allo spostamento d’aria causato dal movimento di chi entra nella sala. Se nell’opera Sounding the air il rapporto di causa-effetto viene visualizzato grazie ai suoni prodotti dai fili di seta che vibrano, in questo caso si trasforma invece in mappe disegnate e intricatissime. Nella stanza si assiste a un fenomeno singolare: in un primo momento chi entra tende a muoversi con delicatezza attorno ai palloncini, quasi a voler trovare davvero un momento di armonia con quello che lo circonda. Quando però gli effetti del movimento diventano evidenti, con i palloncini che si spostano da una parte all’altra e le mappe sulla tela che diventano più complicate, articolate, nel generarsi sotto gli occhi dell’osservatore, la tentazione è quella di muoversi con più violenza, per rompere l’equilibrio e lasciare una traccia più lunga, indelebile, qualcosa che testimoni il proprio passaggio in modo netto e inequivocabile. È certamente il momento in cui Aria spinge maggiormente a riflettere e a riconsiderare la natura umana, il proprio comportamento nel mondo in relazione agli altri, che siano individui, animali o oggetti. Ed è anche il momento in cui si capisce che l’interattività, nell’arte contemporanea, riesce spesso a funzionare meglio di una didascalia.


L’opera Webs of At-tent(s)ion

Tomás Saraceno usa i ragni come strumenti per costruire il percorso di Aria e le ragnatele come simbolo di una rete cosmica nella quale tutti ci muoviamo. Nell’opera Webs of At-tent(s)ion costringe specie diverse di aracnidi a lavorare alla propria ragnatela negli stessi spazi. Grazie all’intervento dell’artista, i ragni costruiscono il proprio habitat in modi che non potrebbero esistere in natura. La costruzione di uno spazio in cui diverse ragnatele si intersecano cerca di stimolare una riflessione sulla necessità di collaborazione tra individui che si trovano, non per scelta, a vivere nello stesso ambiente. Le sculture che vengono prodotte facendo lavorare a turno i ragni sono immerse nel buio e attraversate da fasci di luce che ne mettono in evidenza i dettagli e il pulviscolo sospeso tra i fili che le compongono.


Come una rete in continuo movimento, o un sistema nervoso, le ragnatele diventano un simbolo di quanto tutto sia interconnesso


How to Entangle the Universe in a Spider/Web? risulta essere l’opera dal maggiore impatto visivo. Saraceno utilizza un laser 3D per evidenziare quanto siano complesse e intricate le strutture delle ragnatele e quanto somiglino alla struttura del cosmo. Il modo in cui il laser ricostruisce le ragnatele fa in modo che davanti agli occhi di chi osserva scorrano galassie e ammassi di galassie. Come una rete in continuo movimento, o un sistema nervoso, le ragnatele diventano un simbolo di quanto tutto sia interconnesso, e della corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo.


How to Entangle the Universe in a Spider/Web? nell’allestimento di Palazzo Strozzi

Anche in questo caso l’idea è quella di rendere visibile qualcosa che ha bisogno di un intervento dell’artista per essere notato. Siamo lontanissimi dalla data-narration del minimalismo monumentale di Ryoji Ikeda, che con la sua opera Data-verse riflette su concetti simili e li rende visibili grazie a una rete enorme di dati che interagiscono con mappe geografiche e cosmiche dando vita a un universo in cui l’invisibile arriva a costruire un altro universo che finisce per essere qualcos’altro, qualcosa di infinitamente più grande e complesso della geografia e del cosmo stesso.
Tomás Saraceno utilizza un linguaggio più semplice, facilmente interpretabile. Se da un lato questo risulta utile per cogliere immediatamente i concetti che l’artista vuole sviluppare, dall’altro rischia di far esaurire la riflessione nell’idea di partenza dell’opera, senza generare in chi guarda livelli di pensiero che superano l’oggetto e che permetterebbero di ridefinire sé stessi attraverso domande senza risposta. In Aria le risposte ci sono tutte, con il rischio di dare all’esperienza una connotazione didascalica.


Con il Sole di A thermodynamic imaginary l’immaginazione fa un balzo «come durante un’eclissi, quando solo in assenza della luce ci accorgiamo delle nostre dimensioni nell’ombra del cosmo»

I ragni sono protagonisti anche nella sala dell’aracnomanzia, nella quale sono esposte trentatré carte per divinazione disegnate da Saraceno. L’attraversamento di questa sala dovrebbe essere completato da un’azione performativa, una lettura delle carte da parte di uno psicoterapeuta. Al momento, per effetto del Covid-19, è possibile vivere l’esperienza solo per via telematica. La sala è buia e su un tavolino sono disposte le carte che si ispirano ai tarocchi e alla divinazione ngámm, disciplina che ha origine in Camerun e Nigeria e che interpreta i movimenti dei ragni come fossero un oracolo. Resta un senso di incompletezza che fa interrogare su quanto sia opportuno tenere aperta una sala senza ripensarne gli spazi e la funzione in assenza della performance a essa collegata.


In A thermodynamic imaginary gli elementi nella stanza interagiscono tra loro fino ad allinearsi per un attimo, come Sole, Luna e Terra, alla ricerca costante di un’armonia


Il contrasto tra la complessità delle didascalie e un certo gusto naïf nelle opere è straniante. L’installazione A thermodynamic imaginary, descritta come «un modello di paesaggio che mette in equilibrio il nostro rapporto con l’illimitato potenziale del Sole e lo imbriglia, […] un balzo termodinamico dell’immaginazione, come durante un’eclissi, quando solo in assenza della luce ci accorgiamo delle nostre dimensioni nell’ombra del cosmo» è un gioco di luci in cui oggetti e persone proiettano le loro ombre sulle pareti, in un movimento grazie al quale lo scenario cambia continuamente dando vita a un paesaggio sospeso tra Terra e spazio siderale. Gli elementi nella stanza, alla ricerca costante di un’armonia, interagiscono tra loro fino ad allinearsi per un attimo, come Sole, Luna e Terra durante un’eclissi, per poi muoversi e mutare, svanire, e allinearsi ancora.


Le piante di Tillandsia nelle sfere di vetro di Flying Gardens

Nel complesso, Aria è una mostra che propone alcune opere belle da guardare – tra queste Flying Gardens, che esplora il concetto di resilienza attraverso l’esposizione di alcune piante di Tillandsia all’interno di sfere di vetro sospese nell’aria, è l’unica a essere poco integrata nel percorso, con un’estetica che sfiora il decorativo – e una narrazione completamente immersa in tematiche di rilievo: il cambiamento climatico, la necessità di vivere in modo diverso il presente e di prendere coscienza di come la rete di interazione in cui viviamo sia strutturata e delle dinamiche che la regolano. Nel tentativo di rendere visibile quello che da soli non riusciamo a vedere, Tomás Saraceno prova a spalancare i nostri occhi come in una versione non violenta di una cura Ludovico. Eppure, nonostante il forte impatto estetico, proprio la mancanza di violenza nell’esperienza e una relazione semplicistica e letterale tra narrazione e oggetti che la veicolano rendono Aria un percorso che tende a esaurirsi piuttosto rapidamente, senza mai trasformarsi in un’ossessione.