La vita di Adele | Vita di un cineclub

Su La vita di Adele ci siamo scannati, ci scanniamo sempre, ma qui in particolare sono volati gli stracci. Ci scanniamo sempre, prima dopo e durante le riunioni del cineclub che iniziano sempre in ritardo, poi arriva F. mezz’ora abbondante dopo l’ora pattuita e di solito parte un applauso, applauso di cui lui non sembra cogliere la connotazione ironica. C. si guarda intorno richiamando l’ordine e polverizzando con lo sguardo gli astanti e dice: proviamo a mantenere la concentrazione ancora, e lì ti aspetteresti che dica chessò due minuti. Quanta attenzione puoi pretendere da otto trentenni che più o meno sono svegli dalla mattina e hanno già svolto (chi più, C. M. B., chi meno F. G. S.) numerose attività lavorative? Quanto puoi pretendere, mi domando mentre C. pronuncia la fatica frase: due minuti d’attenzione? Sei minuti di attenzione? Invece lei spara mezz’ora. E io là penso che C. ha davvero una marcia in più, non tanto rispetto a F. che questo era abbastanza evidente, ma rispetto a tutti e mentre lo penso mi giro guardandomi intorno, a queste sette persone che qualcuno forse definirebbe degli eroi che resistono nel deserto culturale che gli cresce intorno, e altri semplicemente dei dementi, e poi con un gesto cinematografico che è come se volessi ruotare la fotocamera del telefono da loro a me premendo quel pulsante che nei telefoni è rappresentato da una specie di uruburu di freccette, l’inquadratura passa da loro a me, generando un’immagine che inizialmente è mostruosa perché troppo ravvicinata al mio volto allora mi allontano da me stesso e mi rivolgo ancora una volta la domanda di F. ovvero quanto tempo mentale posso ancora dedicare all’ennesima riunione di cineclub di lunedì sera ormai inesorabilmente scivolata verso la notte e la risposta che mi do è: zero.

Ma a quel punto nella stanza si è fatto silenzio e anche S. e G. che sono fuori nel balcone a fumare le sigarette si sono affacciati alla porta come incuriositi dal silenzio innaturale e tutti adesso sono in silenzio e ascoltiamo così le parole di C. che torna a sollevare la questione vita di Adele.


Lea Seydoux e Adèle Exarchopoulos sul set del film La vita di Adele

Come sapete, come sappiamo, questo dito nel culo del cineforum estivo me lo sto prendendo solo io e la nostra M. quindi se per favore riuscite a mantenere, lo so che sia qualcosa di sovraumano per voi ragazzi, ancora un po’ di concentrazione, torno a esporvi la questione. E ci espone la questione. Io penso per un attimo a dei diti infilati nei culi di C. e di M. così, non come se fosse una cosa bella oppure brutta, ma una semplice cosa come le foglie sugli alberi che crescono a maggio, oppure come dei tavoli di legno che per appoggiarsi a terra hanno bisogno di quattro zampe, una cosa così. Penso a dei diti che entrano nei loro culi, a come probabilmente si muovano inizialmente titubanti in quel loro movimento e poi invece acquisiscano una maggiore confidenza. Chissà che problemi ho io con le faci, mi chiedo, perché questa roba non la trovo particolarmente attrattiva. Forse ho un problema, mi dico mentalmente mentre C. torna a dire che il cineforum estivo e la sua programmazione devono essere finiti entro la settimana corrente, quindi dobbiamo prendere una decisione su quella cazzo di vita di Adele, ed è allora che volano gli stracci. La sensazione generale è che proporre un film di tre ore e sette minuti a un cineforum estivo sia come prendere le forbici e tagliarsi di netto il pisello.

Io allora mi faccio portavoce della posizione della mia futura moglie D. che non fa parte del collettivo, ma che, come se io fossi una specie di Idiota dostoevskiano, muove la mia volontà e le mie scelte, e quindi parto con la mia solita tiritera sul cinema francese e che il film in oggetto sia possibilmente quanto di meglio si sia visto negli ultimi dieci anni e Abdellatif Kechiche probabilmente il più grande, uno dei maestri del cinema contemporaneo, e gli altri mi guardano come si guarderebbe una specie di formica su cui si è impiantata una formica aliena ancora più potente e cattiva e qualcuno scuote la testa e dice: ma tu un tempo non eri così; M. dice che forse esagero o chi per me, tuttavia lui è favorevole perché, lo lascia intuire, ha problemi più importanti in testa; F. dice che radicalizzo un pensiero in fondo piccolo borghese; G. dice che radicalizzo un pensiero che in fondo non capisco; S. dice che in fondo bisognerebbe dire “secondo me” o “ a mio modesto parere” davanti a ogni giudizio su un film; M. dice che in fondo ogni volta che si fanno affermazioni riduzioniste che mirano a definire un sistema complesso, un critico cinematografico da qualche parte in Australia muore.


Un fotogramma del film La vita di Adele

Rimaniamo un po’ sospesi a parlare di altre cose, poi alla fine siccome nessuno ha in mente niente altro e B. dorme già da un’ora sul divano e dovrà alzarsi domattina alle sei e mezzo, passa la mozione vita di Adele. Tutti facciamo il gesto di andare verso casa, solo F. invece di scendere con noi sale le scale della mansarda che lo porteranno dai coinquilini di C. che si apprestano a fare maratona notturna di serie tv, e io penso che F. è davvero il nostro presidente e se non fosse presidente mi batterei perché fosse senz’altro presidente onorario del nostro cineclub.


Movietelling è una rubrica di racconti cinematografici
a cura del blog di cinema e narrazioni In fuga dalla bocciofila