Kill the Rich | Joker vs Parasite

Un distinto chauffeur è trattato con educato distacco dal proprio datore di lavoro, che in realtà lo schifa come si fa con gli insetti per l’odore di povertà che si porta addosso – «L’odore di quelli che prendono la metro», lo chiama la coppia altoborghese per cui lavora. In un pomeriggio assolato, dopo una notte di temporale che ha allagato il seminterrato dove vive, lo chauffeur viene costretto dal datore di lavoro all’umiliazione di dover interpretare il ruolo dell’indiano (e fingersi allegro) per la festa di compleanno della figlia, declassato senza alcun problema dal ruolo di lavoratore a quello di servo. Durante la festa scoppia una violenta colluttazione e il datore di lavoro si ritrova a terra, vicino ad un uomo dello stesso rango dello chauffeur e in cui riconosce lo stesso odore: la prima reazione, persino nel caos del momento, è voltare la testa dall’altra parte e tapparsi il naso per il ribrezzo. [spoiler alert: si consiglia a chi non ha visto Parasite di passare al paragrafo successivo]. Lo chauffeur lo fissa, con indosso il bizzarro copricapo indiano, e il suo sguardo diventa severo, mentre il datore di lavoro si alza con il naso ancora tappato. Lo chauffeur si alza insieme a lui, raccoglie da terra un coltello da cucina, lo raggiunge con passo deciso e gli pianta il coltello nel cuore.


La sequenza di Parasite (2019) in cui padrone di casa si tappa il naso per il cattivo odore

C’è un fantasma che si aggira per i festival cinematografici di tutto il mondo: è la lotta di classe. Aggiornata e riletta secondo gli schemi fluidi della società in cui viviamo, la lotta tra borghesia e proletariato – in un mondo in cui il divario economico tra l’1% e il resto del mondo si fa sempre più ampio – diventa scontro tra poveri e ricchi. Uno scontro brutale che fa incetta di premi: il Leone d’Oro a Venezia con Joker, che riporta il villain da fumetto sul terreno della malattia mentale e dell’isolamento della società contemporanea, e la Palma d’Oro a Cannes con Parasite, che mette in scena il collasso del sistema in un cortocircuito violento tra privilegiati ed emarginati. L’attenzione per le tematiche sociali non è una novità per Venezia né, in particolare, per Cannes, ma lo è la risposta che Joker e Parasite (vincitore persino dell’Oscar al miglior film 2020)stanno avendo al botteghino internazionale, con degli incassi nettamente fuori scala rispetto alla media dei film premiati nei due festival più importanti al mondo. Nella classifica del boxoffice delle Palme d’Oro degli ultimi 25 anni le prime tre posizioni sono occupate da Fahrenheit 9/11 di Michael Moore (221 milioni di dollari), Pulp Fiction di Quentin Tarantino (212 milioni di dollari) e Il pianista di Roman Polanski (111 milioni di dollari). Parasite di Bong Joon-ho ha già superato i due milioni di euro in Italia, i 30 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada e i 150 milioni di dollari nel mondo, mentre Joker di Todd Philips, forte anche dell’appeal di uno dei cattivi più famosi della storia del fumetto (e poi del cinema) e dell’interpretazione del suo protagonista Joaquin Phoenix, ha sfondato il muro del miliardo – una cifra che gli altri 9 Leoni d’oro dell’ultima decade non raggiungono neanche sommati tutti insieme.


Il successo di Joker e Parasite arriva sulla scia di un mondo in protesta: i gilet gialli in Francia, le rivolte di Hong Kong, le sommosse in Cile e in Libano, le proteste in Ecuador, Iraq, Spagna


Da un lato c’è certamente la tendenza, soprattutto a Venezia con l’apertura ai prodotti Netflix e con vittorie assegnate a film come La forma dell’acqua di Del Toro, ad assecondare un cinema d’autore che sappia attirare lo sguardo del grande pubblico: Todd Phillips per il tema e l’approccio drammatico al cinecomic, Bong Joon-ho per uno sguardo originale con uno stile registico più vicino ai canoni americani rispetto ad altri colleghi della nouvelle vague sudcoreana. Dall’altro c’è forse un’attenzione maggiore verso i film che raccontano emarginazione, fratture sociali, disuguaglianze – nell’ultimo triennio The Square, Un affare di famiglia, Parasite premiati a Cannes, La forma dell’acqua, Roma, Joker premiati al Lido. Eppure mai le risposte al botteghino erano state fragorose come quest’anno, con un passaparola di pubblico e critica inaspettato. Che cosa ci dice questo dei due film e del pubblico che li guarda? Il loro successo arriva sulla scia di un mondo in protesta: i gilet gialli in Francia, le rivolte di Hong Kong, le sommosse in Cile e in Libano, le proteste in Ecuador, Iraq, Spagna.
A scatenare Hong Kong era stato l’emendamento alla legge che avrebbe facilitato l’estradizione dei criminali in Cina, ennesimo atto di una trasformazione antidemocratica promossa da Pechino, in Libano l’aumento del costo delle chiamate su Whatsapp e di altre applicazioni di 20 centesimi di dollaro al giorno, in Cile l’aumento del biglietto della metro di Santiago. In tutti e tre i casi più recenti le istituzioni si erano affrettate a ritirare le proposte, ma bloccato l’emendamento, cancellato l’aumento dei costi di connessione internet, ritirato l’aumento del biglietto metro, i manifestanti non sono rientrati nelle proprie case. Le proteste, avviate a volte per settimane a volte per mesi prima di essere ascoltate, erano ormai andate oltre il caso specifico che le aveva scatenate.


Il volto tumefatto di un manifestante di Hong Kong prende le sembianze e i colori della maschera di Joker. “Joker”, “The same colour of the Joker”, “Joker ❤️”, si legge tra i commenti alla foto sul profilo Instagram del manifestante Deacon Lui

Too little, too late, titolava il Guardian. Troppo poco, troppo tardi. Ormai i cittadini si erano riversati nelle piazze e nelle strade, e le loro erano diventate battaglie di diritti, di uguaglianza, contro l’alto costo della vita, l’inaccessibilità dei servizi, l’impoverimento di denaro e di prospettive e i privilegi del mondi politico – corrotto o antidemocratico – e di quello economico. Sono ancora in strada e indossano le maschere del Joker a Hong Kong, si truccano il volto di bianco, rosso e verde i pompieri in protesta a Parigi. È lo stesso impatto sociale che avevano avuto la maschera di V per Vendetta o più di recente la sua fotocopia a basso costo usata in versione Salvador Dalì nella serie La casa di carta. È lo stesso impatto che ha il volto del Joker all’interno del film stesso, dove un gesto violento e omicida diventa rappresentativo del risentimento della popolazione verso l’1% più ricco e la sua maschera (indossata o dipinta) diventa un simbolo: il simbolo della possibilità di ribellarsi. E soprattutto di farlo con violenza, contravvenendo a quel patto che contraddistingue la pace sociale, per cui la violenza per il cittadino è sbagliata e soltanto le istituzioni hanno il diritto di esercitarla. Il gesto di Joker esibisce la brutalità strisciante della società moderata, che in nome della non-violenza impedisce l’esplosione di conflitti necessari. Non è violenza relegare i poveri e i freak ai margini della società? Non è violenza impedire l’accesso all’istruzione, al lavoro, alle legittime ambizioni a chi non può già permettersele, incatenando i cittadini nelle proprie fasce sociali come fossero caste? Non è violenza costringere famiglie intere a vivere in sporchi seminterrati, cancellati insieme alla dignità al primo nubifragio? «Sono ricchi, ma sono gentili», dice Ki-taek in Parasite. «Sono gentili perché sono ricchi», gli risponde la moglie.


«Sono ricchi, ma sono gentili», dice Ki-taek in Parasite. «Sono gentili perché sono ricchi», gli risponde la moglie


Un treno porta fuori dalla città costeggiando il fiume: a destra l’acqua che scorre verso i palazzi e le fabbriche, a sinistra gli alberi che cominciano a farsi bosco. All’interno di una carrozza, Arthur è circondato da uomini d’affari in giacca e cravatta, in mano il quotidiano che riporta la notizia dell’assassinio che lui stesso ha compiuto: tre buoni figli della borghesia fatti fuori a colpi di pistola in metropolitana. Il killer è ancora a piede libero. KILL THE RICH, titola la prima pagina del Gotham Journal, e sotto si chiede: A NEW MOVEMENT? Al centro la maschera da joker dell’assassino della metropolitana. L’omicidio infatti ha scatenato le rivolte in strada della popolazione povera della città, che si scaglia con rabbia contro la fascia abbiente, contro il potere costituito. I loro cartelloni recitano “Greed ♡ Capitalism” e “Capitalism Kills”. Si riuniscono in piazza col volto coperto, combattono la violenza dell’élite con la forza della massa e si scontrano con i politici e con la polizia per avere quel riconoscimento sociale di cui sono stati privati per così tanto tempo. Manifestano senza sosta, ogni giorno, ogni settimana. Come a Parigi, come a Hong Kong.


Arthur Fleck sul treno e i giornali che titolano ‘Kill The Rich’ in Joker (2019) di Todd Phillips

«Ci sono persone che stanno combattendo duro per cambiare la società. Mi piacciono quelle persone e faccio sempre il tifo per loro», dice Bong Joon-ho. «Non faccio un documentario o propaganda in questo film. Non si tratta di spiegare a qualcuno come si cambia il mondo o come si dovrebbe agire contro qualcosa di malvagio, ma piuttosto di mostrare il terribile, esplosivo peso della realtà». La stessa realtà che deflagra nelle piazze e nelle strade di tutto il mondo in rivolta, di un mondo che comincia a riconoscere l’ingiustizia e a combatterla, e per cui ogni miccia che brucia è buona per scatenare la rivoluzione. Light a match, ignite a war, dicevano i personaggi di Captive State ( Resistenza aliena). Accendi un fiammifero, innesca la guerra. In un mondo in cui l’impatto (positivo o negativo) delle arti sulla vita quotidiana e sulle persone viene costantemente sottovalutato – nonostante le maschere di V per Vendetta indossate da Anonymous, nonostante l’attentato nel multisala di Aurora alla prima de Il cavaliere oscuro costantemente derubricati a singoli eventi e mai riconosciuti per ciò che sono: l’evidente segno del contagio del cinema sulla realtà – Joker e Parasite ci ricordano questo: il potere esplosivo della settima arte può innescare la ribellione, può alimentarne il fuoco. E se l’aumento del costo delle chiamate Whatsapp o del biglietto della metro possono essere il fiammifero, il cinema può essere la miccia.



In copertina il manifestante di Hong Kong Deacon Lui truccato da Joker, dal suo account Instagram