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Kaleidoscopes | Un ebook per catturare il contemporaneo visuale

Nei dieci articoli di Duemilauno scelti per rappresentare l’ultimo anno di contemporaneità visuale, l’approccio sfaccettato della rivista e l’eterogeneità dei suoi temi sono evidenti. Partendo dal cinema, con un’attenzione riservata tanto ai contenuti quanto all’evoluzione tecnologica del mezzo, lo sguardo di Duemilauno attraversa territori più propriamente artistici, come nell’analisi dell’opera fotografica di Shinichi Maruyama firmata da Selena Pastorino (Catturare la danza). L’unicità dei corpi danzanti di Maruyama, un richiamo all’irripetibilità dell’esistenza umana, è il valore sempre più messo in discussione dalla diffusione virale di fenomeni d’oggi come il deepfake. In soli quattro anni dall’invenzione di questo neologismo, la fiducia residua nella veridicità delle immagini sembra ormai completamente azzerata. Nel contributo di Andrea Cassini dedicato al deepfake (Chi sorveglia i sorveglianti?), la vittoria dell’algoritmo sul carnale pare un incubo non troppo lontano. Dal De Niro di The Irishman al Bojack Horseman della serie omonima, nessun divo è più insostituibile. L’identità, già manipolata dalla neolingua delle emoji (Giovanni Bitetto, Come le emoji uccidono la lingua), si riduce a una stringa di codice, perdendo tutta la sua materialità.

Agli esseri viventi, per salvarsi, non resta che riordinare e dare un senso ai ricordi, per costruire autonomamente una narrazione di sé e non diventare invece i personaggi eterodiretti di un racconto altrui. Così, nel saggio di Lorenzo Masetti (Per non restare soli), Bojack, impegnato a cercare il significato della propria vita, raggiunge la complessità da (anti)eroe tragico di un Roy Batty e solo alla fine delle sei stagioni della serie la distanza tra tutte le creature viene accorciata, in una prospettiva comune fondata sul dialogo interspecie. Un percorso conoscitivo affascinante, ma che non uguaglierà mai la precisione dei risultati derivanti dall’analisi di tutti i nostri dati sensibili, da parte di aziende analoghe a Cambridge Analytica, con finalità commerciali o politiche (Cambridge AnalyticaSe i dati valgono più del petrolio di Ferruccio Mazzanti). La campagna elettorale di Donald Trump curata da Steve Bannon e il proliferare delle fake news rendono concreto e reale lo scenario carastrofico delineato dal film The Hater di Jan Komasa.

Negli approfondimenti di Andrea Caciagli (Il mestiere dell’odio e Kill the Rich – Joker vs Parasite), alcuni dei film-evento degli ultimi due anni restituiscono al cinema una forte carica politica. Esattamente quel furore di cui è privo 1917 di Sam Mendes che, scrive infatti Piero Tomaselli, dà «la sensazione di stare assistendo alla registrazione di un gameplay che è sì spettacolare e molto immersivo, ma che non ci consente alcun tipo di interazione perché già giocato da altri» (1917 – La guerra è un videogioco). Una direzione retrograda, opposta ai tentativi di utilizzo liberatorio della realtà virtuale descritti da Stefano Lalla (Il confine invisibile) e Francesco D’Isa (Sogni lucidi tra arte e tecnologia). Nei “gradi di libertà” sempre maggiori di un intrattenimento ultracorporeo, nel “labirinto emozionale” di una macchina dei sogni lucidi, c’è un’ideale di VR e di universo visuale differente. Un’idea di visione come movimento illimitato, come mondo riconoscibile.

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