It’s Not The End of the F***ing World

«Alle volte uno si sente incompleto ed è soltanto giovane», scrive Italo Calvino nel suo Il visconte dimezzato, ed è proprio questa la sensazione che provano i due protagonisti di The End of The F***ing World, serie creata da Jonathan Entwistle, che trae ispirazione dal fumetto di Charles Forsman, tornata con la seconda stagione dal 5 novembre su Netflix. The End of The F***ing World porta su piccolo schermo una storia di adolescenza sui generis, di tragedie familiari e drammi interiori. La prima stagione è delicata e romantica, violenta, capace di scuotere chi guarda grazie all’empatia con i due protagonisti, la seconda invece si muove ad un’altra andatura, sommessa, sofferente: ciò che è successo ha lasciato inevitabilmente degli strascichi. Incompleti, spezzati, manchevoli di qualcosa, sono così i giovani protagonisti James e Alyssa, lo sono prima di conoscersi e lo sono, in parte, anche dopo, mentre fuggendo per le strade del paese, commettendo errori, si legano indissolubilmente, e così nella seconda stagione quando, da soli, devono tentare di andare avanti. È il senso di incompiutezza la cifra stilistica della serie, forza narrativa dei due protagonisti, colti emblematicamente in un momento specifico della vita in cui i propri confini, le proprie forme sono labili, in cui ci si sente sbagliati e svuotati: «A volte sono così stanca che sento di non avere contorni netti», dice Alyssa.


Incompleti, spezzati, manchevoli di qualcosa, sono così i giovani protagonisti James e Alyssa, lo sono prima di conoscersi e lo sono, in parte, anche dopo


La prima stagione di The End of The F***ing World è una storia semplice ma non banale: due ragazzi diversi dagli altri – lui crede di essere psicopatico, lei è ribelle e insoddisfatta – si incontrano e si innamorano. Alyssa e James si sentono al sicuro solo l’uno nelle braccia dell’altra perché il mondo è spesso violento, e i cosiddetti adulti sono crudeli o inetti senza qualità; ed è proprio per questo che i protagonisti fuggono con la macchina del padre di lui. In quel viaggio incontrano un uomo, Koch, che tenta di violentare Alyssa e James per difenderla lo uccide. Un gesto che dà il via ad una folle corsa che termina su una spiaggia, e con una schermata nera che lascia lo spettatore sospeso: Alyssa, disperata, urla a gran voce il nome del suo ragazzo, steso a terra in una pozza di sangue dopo il colpo di pistola della polizia diretto a James, ricercato per l’omicidio di Koch.


L’urlo di Alyssa alla fine della prima stagione della serie

E per i puristi la serie era perfetta così, nella conclusione non conclusa, nella fuga interrotta e nel corpo riverso su una spiaggia in linea con lo spirito del fumetto, invece Entwistle pensa ad una nuova stagione lavorando su un soggetto originale. E anche se sulla carta sembra una scelta rischiosa, si rivela in realtà la migliore possibile, con un percorso che non snatura l’essenza della serie ma la completa.

La narrazione è intrappolata lì, in quella lingua di terra su cui James giace, ma si punta fin da subito allo straniamento: sullo schermo giganteggia in lettere rosse “Bonnie”. Il primo episodio racconta la sua storia: Bonnie è una ragazza spezzata e problematica che rientra alla perfezione nell’album degli outsider della serie, è una delle giovani vittime del professor Koch. La morte dell’uomo è punto di non ritorno e di congiunzione tra i due capitoli e Bonnie diventa motore della narrazione: lei, abituata fin da piccola al dolore e al castigo – ne è un esempio il rapporto con la madre che la vessa affinché sia una brava studentessa e una ragazza perbene – viene manipolata dal professore che le promette amore in cambio di sesso.

«Il niente viene sostituito da qualcosa che poi diventa tutto»; proprio in queste parole, pronunciate da Alyssa, c’è tutta la triste storia di Bonnie, tanto bisognosa d’amore da credere che il rapporto tossico con Koch sia una vera relazione. Non sa di essere una delle tante e quando lo scopre la sua reazione è violenta.


Alyssa faccia a faccia con Bonnie

La notizia della morte dell’amante è uno strappo che non riesce a ricucire e così decide di vendicarsi degli assassini: tra le mani di Bonnie le foto segnaletiche, pubblicate sui giornali, di James e Alyssa, nel suo cuore un male di vivere che la rende schiavo e padrone di questo capitolo della storia. La sua ricerca dei colpevoli è lenta e inesorabile e diventa quasi pellegrinaggio all’insegna della punizione: non ha fretta, ma solo un gelido desiderio di ripagarli con la stessa moneta. Koch la chiamava piccolo salmone infatti lei è diversa dagli altri, risale la corrente, va al contrario rispetto alla massa ma il suo sguardo è pieno di solitudine e spavento, di rabbia soprattutto verso Alyssa – nella sua ottusa visione, l’antagonista – e frustrazione per tutto ciò che non ha avuto dalla vita.
È la ricerca di Bonnie che riconduce lo spettatore da James e Alyssa: James ha evitato la prigione perché ha agito per legittima difesa e ha ricostruito, mentre era degente in ospedale, il rapporto con il padre, morto poi improvvisamente, Alyssa si è rifatta una vita con la madre e con la zia e ha deciso di sposarsi con un ragazzo del paese, Todd, per provare qualcosa.


«Perché più cose hai da dire e più è difficile parlare?», si chiede Alyssa tra sé e sé e James, nello stesso momento: «è strano, se vedi dopo tanto una persona molto importante, ti sembra di respirare meglio»


Il momento in cui James e Alyssa si ritrovano è grottesco e struggente. Lui spia la ragazza fuori dalla tavola calda in cui lavora e lei, accortasi di una macchina che la sta osservando, spinta dalla curiosità e dal timore, vuole scoprire di chi è quello sguardo. La verità è dolce e terribile: quegli occhi sono di James. «Perché più cose hai da dire e più è difficile parlare?», si chiede Alyssa tra sé e sé e James, nello stesso momento: «è strano, se vedi dopo tanto una persona molto importante, ti sembra di respirare meglio».
Il voice over è uno degli elementi narrativi della serie utile a mostrare cosa nascondono i protagonisti nella loro mente, ma acquista anche un valore metaforico rappresentando l’adolescenza e l’adolescente: non sempre si dice, si fa ciò che la testa vorrebbe. E tra loro c’è quel silenzio, quell’incapacità di comunicare per le tante maschere indossate che li teneva lontani nella prima stagione, e dobbiamo sentire i loro pensieri intimi per comprendere cosa hanno nel cuore.


Alyssa, James e Bonnie in The End of The F***ing World 2

Non sono più la coppia di due anni prima, sono cresciuti per il tempo e gli eventi. James adesso è un ragazzo capace di amare (il bel rapporto ritrovato con il padre, il sentimento per Alyssa) anche se timido, Alyssa è apatica e si fa scivolare tutto addosso. Il rapporto di forza tra Alyssa e James dunque è mutato: è lui quello forte ora, è lui che sente e vive di emozioni mentre lei è ciò che lui era. La ragazza cammina svogliata e sfinita e infatti in una emblematica sequenza la vediamo sedersi nello stesso posto e nella stessa solitudine in cui sedeva James nella prima stagione. La serie fa entrare tra le pieghe delle anime più delicate e fragili, tra i buchi neri che popolano l’adolescenza, tra le maschere di quell’età che si sciolgono per le canzoni cantate, le danze improvvisate e i baci dati. Forse per questo The End of The F***ing World viene paragonato al cinema di Wes Anderson e soprattutto a Moonrise Kingdom. Alyssa e James sono Sam e Suzy cresciuti, come i due ragazzini provano sentimenti da adulti e parlano come tali, entrambe le coppie hanno vissuto sulla loro pelle i drammi dell’esistenza: la morte dei genitori, il sentirsi “orfani” anche se i genitori li hai, il desiderio di sparire e di far perdere le proprie tracce. Riescono a sentire qualcosa grazie all’altro e all’amore dell’altro, il sentimento diventa luogo sicuro dentro cui trovare rifugio e difendersi dal resto del mondo, la fuga diventa un modo per trovare se stessi e capire di non essere soli.


Il sentimento di James e Alyssa è il luogo sicuro dentro cui trovare rifugio e difendersi dal resto del mondo


The End of The F***ing World è però più nero, parla di violenza e anche di uno stato depressivo che può abbracciare in una stretta morsa, dimostra che l’esclusione ingabbia e infragilisce chi è già fragile e fa compiere scelte sbagliate. Alyssa e James fuggono per la seconda volta e si imbarcano in un altro viaggio che è diverso dal precedente: lei è sposata, parte con l’abito nuziale ancora addosso, lui porta tra le braccia l’urna con le ceneri del padre. Il loro percorso, per essere completo, deve passare da un’ultima stazione, il ricongiungimento e il ritorno dove tutto è incominciato – intrappolati nella stanza dove il professore è stato ucciso e da cui ora devono fuggire. E deve passare da Bonnie, reietta come loro, ma perseguitata da una solitudine che deve affrontare da sola. I due ragazzi invece possono affrontarla in due, come una coppia. È solo così, insieme, che Alyssa e James riescono a rinascere.