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In sala di montaggio con Joe Wright

L’arte di assemblare immagini, suoni e musiche con il montatore di Cyrano e L’ora più buia

Tra i tanti nomi di giovani montatori che negli ultimi anni hanno iniziato a farsi largo nella memoria spettatoriale, ce n’è uno italiano di tutto rispetto: Valerio Bonelli. Nato a Napoli l’8 gennaio 1976, ma cresciuto in Toscana, Bonelli – come tanti cervelli nostrani in fuga – ha scelto Londra come patria d’elezione. […] Nel 2016 arriva poi la chiamata di un altro regista, sempre inglese, ugualmente apprezzato a livello internazionale, grazie al quale Bonelli aggiunge un altro straordinario tassello al puzzle di una carriera già ragguardevole. Per Joe Wright, il regista di Espiazione Orgoglio e pregiudizio, Bonelli realizza Caduta Libera (2016) primo episodio della terza stagione di Black Mirror, viaggio alla scoperta dell’assuefazione virale nel labirintico mondo dei social network. 

Dal futuro utopistico creato da Charlie Brooker, Bonelli e Wright poi si tuffano nel passato bellico dominato dalla figura di Winston Churchill: nelle mani del montatore italiano Lora più buia (2017) diventa un saggio di umanità e timori nascosti dietro la maschera imperturbabile dell’eroe politico. […] Valerio Bonelli conosce i punti di forza dei registi con cui collabora, e per un autore come Wright, attento a esaltare ogni minimo dettaglio fisico dei propri attori-personaggi (in particolare mani e occhi) per elevarli a correlativi oggettivi di emozioni, il montatore ha da subito compreso che il suo montaggio sta tutto lì: nel raccogliere e unire i vettori corporei di sentimenti mai detti a parole mai proferite, per narrare una storia per immagini. Una cifra stilistica che Bonelli ha saputo assimilare, interiorizzare e poi enfatizzare, in forme visive sempre uguali e sempre diverse, pronte a coinvolgere nuovamente il grande pubblico in tutta la loro potenza nel prossimo La donna alla finestra (probabilmente disponibile su Netflix nella primavera del 2021) e nel musical Cyrano (2022), entrambi di Joe Wright – il primo distribuito da Netflix nel maggio 2021, il secondo in sala dal 3 marzo 2022, ndr.


Gary Oldman è Winston Churchill in L’ora più buia (2017) di Joe Wright. Per il film, Oldman vinse come il Golden Globe, l’Oscar e il Bafta come miglior attore protagonista


Un film, o un qualsiasi prodotto audiovisivo, per funzionare deve fondarsi su un buon accostamento di immagini e colonna sonora (in presenza o anche in assenza), che sia capace di enfatizzare quanto mostrato sullo schermo, in una danza sensoriale tra vista e udito. Quanto è importante l’aspetto musicale nell’universo del montaggio?

Tanto, tantissimo. È talmente importante, anzi imprescindibile, che lo stesso montatore inizia già in fase di montaggio a fornire qualche indicazione circa il suono da inserire in quel dato passaggio. E così, anche un banalissimo wideshot, quando commentato da un certo tipo di musica, riesce a dar vita alle impressioni più diverse, profonde e destabilizzanti. Penso ad esempio ai film di Yorgos Lanthimos e all’utilizzo che fa del suono per creare certe atmosfere disturbanti e perturbanti. Nella colonna sonora di L’ora più buia ci sono molti elementi da me suggeriti che Joe ha mantenuto, e i montatori del suono migliorato. Il mio istinto nel creare certe atmosfere deriva soprattutto dal cinema italiano con cui sono cresciuto, Bernardo Bertolucci in primis, ma anche e soprattutto Federico Fellini. […] E non è un caso, dunque, se uno dei grandi cambiamenti apportati dall’avvento del digitale abbia investito il suono. Con il computer persino io posso abbozzare una colonna sonora (sebbene ai livelli di quella di un film italiano di serie B di medio budget), grazie alla quale sono in grado di completare il mio montaggio con all’attivo una timeline di 25 tracce.


Registi come Joe Wright sentono l’esigenza di missare ogni singola parola pronunciata, ponendo attenzione a ogni dettaglio, in maniera maniacale e allo stesso tempo ammirevole


Una volta passati al missaggio, toccherà poi ai tecnici aggiungerne altre, arrivando fino a 300 tracks. Portando un esempio pratico, con Cyrano sto montando in Dolby 5.1 e mi diverto a mettere i suoni e creare le varie atmosfere . Ci sono poi registi con cui ho collaborato che, come già detto, entrano raramente o più sporadicamente in sala di montaggio figuriamoci in quella di missaggio, e affidano tutto a me; altri invece, come Joe Wright, sentono l’esigenza di missare ogni singola parola pronunciata, ponendo attenzione a ogni dettaglio, in maniera maniacale e allo stesso tempo ammirevole. Si vede che si diverte in quello che fa, che mette se stesso in ogni singola scelta, il cuore in ogni decisione.


Peter Dinklage in Cyrano (2021), nelle sale italiane dal 3 marzo 2022


Parlavi del montatore come di un secondo autore dopo il regista. Una domanda mi sorge allora spontanea: se è vero che ogni autore vanta un proprio stile, anche per voi montatori funziona così? Esiste uno stile personale che vi distingue gli uni dagli altri?

Sì, sebbene al montatore venga spesso richiesto di eclissarsi. Se esiste dunque uno stile di montaggio – ed esiste – questo rimane invisibile e di non facile identificazione, a meno che non si analizzino attentamente certi tipi di tagli e raccordi. È lì infatti che va a nascondersi lo stile particolare di ognuno di noi. Il mio stile di montaggio ha come obiettivo ricercare in ogni storia che monto l’aspetto emotivo e sentimentale che batte al suo centro, senza per questo puntare alla lacrima facile. Il mio istinto è aggiungere e creare atmosfera attraverso l’uso di suoni e musiche particolari. Se una cosa mi contraddistingue questa è la ricerca di una fluidità narrativa in qualsivoglia genere cinematografico (thriller, commedia, dramma), votata all’importanza delle emozioni. Tolto l’aspetto tecnico della materia narrativa, il mio interesse è per i non detti, le relazioni interpersonali esistenti o sospese tra i personaggi.

[…]

È sconsigliabile, a proposito, riempire lo script di troppe intenzioni e troppi motivi narrativi, perché si rischia di far perdere di coesione la propria opera. Si prenda ad esempio il film di Joe Wright che al momento sto montando, Cyrano. Abbiamo iniziato a girare una scena a inizio settimana per poi concluderla il lunedì successivo. Ciononostante, solo montandola ho potuto darle una forma: Joe l’ha vagliata e, trovando positivo il risultato, ha acquisito sicurezza sulla direzione intrapresa. Ciò non significa che nelle settimane a venire non potremo decidere di cambiarla.


Il presente testo è un estratto dal saggio di Elisa Torsiello L’arte invisibile del montaggio pubblicato per gentile concessione di Bietti e acquistabile qui ► L’arte invisibile del montaggio