fbpx

Il futuro visto dalla NASA

Tra le celebrazioni degli studi che la NASA sta compiendo sugli esopianeti – i pianeti che orbitano intorno ad altre stelle – lo studio JPL, insieme all’agenzia spaziale statunitense, ha immaginato una serie di poster che raccontano una finta promozione pubblicitaria dei viaggi spaziali dal titolo Visions of the Future ( Visions of the Future). L’idea di fondo è di avvicinare le prospettive e riportare il viaggio spaziale, da sempre per il pubblico vicino all’idea di fantascienza, nell’orizzonte delle possibilità. L’ispirazione sono stati i vecchi poster che la Work Projects Administration, o WPA, aveva creato tra il 1936 e il 1943, in particolare quelli pensati per promuovere i parchi nazionali statunitensi.

«Il nostro taglio particolare è stato quello di prendere uno specifico aspetto di quel luogo e focalizzarci sui dettagli scientifici che lo contraddistinguevano», racconta il direttore creativo David Delgado. Abbiamo scelto esopianeti che avevano qualità davvero interessanti, strane, e tutto nei poster è stato delineato per amplificare questo concetto. Lo stesso modello ci ha guidato per i poster che si focalizzano sulle destinazioni all’interno del sistema solare».



I poster, promossi nella finzione dall’Exoplanet Travel Bureau, hanno tutti in calce una didascalia esplicativa che rimanda alle reali caratteristiche degli astri presi in considerazione, nonché all’ispirazione fantascientifica dei poster stessi. Non è un caso che il primo ad essere stato concepito sia quello per il pianeta Kepler-16b, che orbita intorno a due stelle, e nell’immaginazione degli scienziati (e degli illustratori) rimanda immediatamente al pianeta fittizio Tatooine, dove Luke Skywalker osserva il tramonto e le albe dei due soli.

La didascalia recita: «Come il pianeta di Luke Skywalker Tatooine in Guerre stellari, Kepler-16b orbita intorno a due stelle. Rappresentato qui come un pianeta terrestre, Kepler-16b potrebbe anche essere un gigante gassoso come Saturno. Le prospettive per la vita in questo mondo inusuale non sono buone, dato che la sua temperatura è simile a quella del ghiaccio secco. Ma la scoperta indica che l’iconico doppio tramonto del film è tutt’altro che fantascienza».



Ogni poster, che riguardi tour, lune o pianeti, è accompagnato anche da un lancio pubblicitario, un payoff che dovrebbe invitare i potenziali acquirenti a staccare il biglietto per il proprio viaggio spaziale. Così, nascono slogan brillanti e divertenti pensati per incuriosire e informare sulle caratteristiche specifiche di un particolare astro: “Kepler-186f – Dove l’erba del vicino è sempre più rossa” o “PSO J318.5-22 – Dove la vita notturna non finisce mai!”, per raccontare un pianeta vagante senza stelle. Senza dimenticare la Terra, pianeta d’origine trattato con nostalgia, con un’illustrazione che ricorda un nostalgico viaggio tra le montagne: “Terra | La tua oasi nello spazio – Dove l’aria è gratis e respirare è facile”.

L’esplorazione spaziale, negli anni, è passata dalla vertigine scientifica della corsa allo spazio USA-URSS a mera tematica di fantascienza, con il crescente disinteresse del pubblico seguito all’atterraggio sulla Luna, fino alla sua assimilazione nello spettro grigio del capitalismo con le compagnie private come Virgin di Richard Branson o Blue Origin di Jeff Bezos. Ed è vero che questo progetto, oltre al chiaro servizio di divulgazione scientifica sullo stadio della ricerca spaziale, ha qualche ombra da turismo spicciolo simile ad alcune idee di colonizzazione di Elon Musk e della sua SpaceX. È vero anche però che Visions of the Future ( Visions of the Future) ha il merito di riportare all’esplorazione spaziale, attraverso questa falsa campagna pubblicitaria, il brivido e l’entusiasmo della fantascienza. Una fantascienza così vicina da poterla finalmente toccare con mano.