Il confine tra due mondi

Un uomo imbraccia una chitarra e un bambino imbraccia un fucile in Liberia, un gattino con le unghie in vista e un sopravvissuto sfregiato in un campo di prigionia in Rwanda, una vasca di un appartamento di Gaza ridotto in macerie dove un padre fa il bagno a figlia e nipote e una vasca bianca e scintillante del bagno di un hotel di lusso.



Salem Saoody (30) sta facendo il bagno alla figlia Layan e alla nipote Shaymaa nell’unico oggetto rimasto nella loro casa distrutta, la vasca da bagno, dopo gli attacchi aerei israeliani a Gaza, 2015. Dalla didascalia del post originale

Fin dagli albori del cinema l’analogia tra le immagini veniva utilizzata per costruire sensi altri e far vivere le pellicole del dialogo tra due rappresentazioni visive differenti. Nel guardare i collage fotografici dell’artista turco Uğur Gallenkuş sembra di osservare una versione statica del montaggio analogico di Ėjzenštejn, una declinazione dello stesso concetto riportato in fotografia. Come nel montaggio delle attrazioni, anche nell’arte di Gallenkuş le immagini si attraggono l’una all’altra come poli opposti, alimentate dai rispettivi contrasti nati negli occhi del loro autore.

Vivo in Turchia, che si trova vicino a una delle regioni più pericolose del mondo moderno. Il contrasto tra questi territori riflette per me due mondi diversi, che ho deciso di ritrarre nel mio lavoro.

Questo lavoro si basa sull’integrazione di scatti di altri fotografi (sempre citati in calce ai fotomontaggi) con altre fotografie in parte originali in parte ricostruite, ampliando la riflessione con scatti di oggetti tipici della società occidentale agiata come gli hotel, le sfilate di moda, il cibo abbondante, i red carpet e con il dialogo con l’arte pittorica e scultorea – un padre con in braccio un figlio ferito che fa da specchio alla pietà di Michelangelo, una bambina bendata e il volto della Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, un ferito che completa un autoritratto di Van Gogh, la Statua della Libertà che imbraccia un fucile.


Tra i luoghi e i temi più toccati dalle sue opere le sofferenze delle zone di guerra, l’impatto dei conflitti sulle persone, le disuguaglianze sociali, i diritti dei bambini (al centro della raccolta Parallel Universes of Children in uscita a novembre 2020), tutti approfonditi alla luce del contrasto con l’agio e la tranquillità della società consumistica. Così l’arte sociale di Gallenkuş non solo evidenzia le contraddizioni del mondo che viviamo, ma racconta storie, le storie delle fotografie che seleziona, allargandone la prospettiva e ricordando a tutti i dolori presenti e passati degli avvenimenti bellici degli ultimi cinquant’anni: dal crollo delle Torri Gemelle – con un disarmante Falling Man che si tuffa in piscina – ai bombardamenti sulla striscia di Gaza, dalla distruzione di Kobane indietro fino alle violenze dei militari statunitensi in Vietnam.


Dal tetto di un edificio un tiratore scelto curdo guarda la città siriana di Kobane, nota anche come Ain al-Arab, distrutta, il 30 gennaio 2015. Dalla didascalia del post originale

Un prigioniero Vietcong catturato durante la battaglia di Cape Batangan, sorvegliato con occhi e bocca coperti dal nastro, aspettando di essere trasferito in un compound statunitense. In Vietnam nel 1965. Questa foto è apparsa sulla copertina di Life con il titolo “la schietta verità della guerra del Vietnam”. Dalla didascalia del post originale

Per quanto molti lavori di Gallenkuş chiamino a sé un sentimentalismo facile e un pietismo forse fine a se stesso, per quanto alcuni fotomontaggi sembrino eccessivamente costruiti e persino artisticamente poveri – con collage simili quasi a foto di stock –, è innegabile come l’opera dell’artista turco abbia un impatto potente già al primo sguardo. Ed è innegabile anche come rifletta, in maniera istantanea e quasi intuitiva, il disequilibrio tra le società che abitano porzioni di terra adiacenti e, soprattutto, come illustri un’idea di mondo.

Se vogliamo vivere in pace dobbiamo avere una sana conoscenza delle cose ed empatia. Le informazioni scorrette e parziali, insieme all’odio, rendono questi problemi ancora più gravi.

E proprio in questa sua parzialità fotografica, in questa composizione di immagini Gallenkuş riesce, se non a completare le informazioni, a completare il senso degli avvenimenti e di questi due mondi in contrasto. A far sentire a chi guarda i suoi collage questo enorme e divorante divario sociale e civile dovuto alle guerre e alle disuguaglianze. A farci riflettere, persino, e magari a farci riconoscere il nostro privilegio la prossima volta che mangeremo un cono gelato, mentre da qualche altra parte del mondo esplode una bomba.


I lavori di Uğur Gallenkuş sono disponibili sul suo sito ugurgallenkus.com