Il cinema senza i Cahiers du Cinema

L’intera redazione dei Cahiers du cinéma, la più importante rivista di cinema francese e forse del mondo, si è dimessa dopo il passaggio di proprietà di fine gennaio e l’acquisto da parte di un gruppo di investitori. Come scrive Le Monde ( L’intégralité de la rédaction des « Cahiers du cinéma » démissionne):

Quasi un mese dopo l’acquisto della rivista da parte di un gruppo di investitori, l’intera redazione dei Cahiers du cinéma ha deciso di andarsene sbattendo la porta, invocando la clausola di cessione, che permette ai giornalisti di lasciare una pubblicazione in caso di cambio di azionisti facendo valere il loro diritto alla disoccupazione. In totale, sono coinvolte una quindicina di persone, tra cui Stéphane Delorme, il suo caporedattore, che lavora alla rivista da vent’anni.

La rivista è da sempre in prima linea nelle battaglie politiche e culturali del paese, non solo per il cinema ma per la società tutta (nel 1968 furono proprio le manifestazioni dei Cahiers uno dei focolai che scatenarono il maggio francese). Un tempo le pagine della rivista erano il luogo dove crescevano le nuove generazioni di critici e registi tra cui Éric Rohmer, Jacques Rivette, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e François Truffaut, e lo sono stati ancora più di recente con figure come Olivier Assayas.


La cover del numero dei Cahiers du Cinema dedicato a Twin Peaks 3 di David Lynch, serie tv inserita anche come miglior film del decennio nella classifica della rivista

Questa tendenza della rivista non è un aspetto di secondo piano, anzi tra le ragioni principali delle dimissioni dei 15 redattori c’è la linea storica di sinistra dei Cahiers, che vedrebbero vanificata la possibilità di criticare certe politiche, tra cui il «trattamento mediatico dei gilets jaunes, del Parcoursup e del Culture Pass» di cui è stato responsabile, ad esempio, Frédéric Jousset, uno degli imprenditori in questione. Secondo Jean-Philippe Tessé, vicedirettore capo e giornalista dei Cahiers da diciassette anni, la presenza di queste figure impedirebbe il libero esercizio di critica, non soltanto sul piano sociale però, ma anche su quello cinematografico. Continua Le Monde:

Il 30 gennaio, hanno acquistato la quote della rivista un gruppo di venti personalità guidate da Grégoire Chertok, banchiere della Rothschild, tra cui troviamo uomini d’affari come Xavier Niel (azionista di Le Monde) o Marc Simoncini, ma anche otto produttori cinematografici come Pascal Caucheteux, fondatore di Why Not Productions (Tutti i battiti del mio cuore, Dheepan – Una nuova vita, e Io, Daniel Blake…) o Toufik Ayadi e Christophe Barral (Les Misérables). «Qualunque articolo pubblicato sui film di questi produttori, sarebbe sospettato di parzialità», spiega il comunicato stampa firmato dai redattori.

Quello che potrebbe sembrare un omaggio alla qualità della rivista, diventa invece l’ombra di un tentativo di monopolizzarne le posizioni. Da un lato Eric Lenoir, nuovo manager dell’azienda e anche amministratore delegato di Seri, azienda di arredo urbano, che dice di leggere la rivista da quasi quarant’anni ribadisce che «la redazione deve poter scrivere quello che vuole del cinema. È fuori questione guidare le sue scelte». Dall’altra l’annuncio della futura nomina di Julie Lethiphu, direttrice generale della Société des réalisateurs de films che organizza la Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes, sembra un ulteriore tentativo di incorporare all’interno della cornice del cinema francese una rivista nata e vissuta sempre al di fuori. I Cahiers sono nati per combattere il cosiddetto cinema francese di qualità, mentre «ora i nuovi proprietari vogliono farne una rivista chic e cordiale, è un’assurdità», dice ancora Tessé.



Traduzione del testo di Le Monde a cura di Arianna Gori