I segni della vita (e della morte)

In Nuova Zelanda 90 persone all’anno muoiono in incidenti stradali per il solo fatto di non aver indossato le cinture di sicurezza. Negli Stati Uniti la cifra sale 2500 morti, in Italia è stato calcolato che 327 decessi stradali potrebbero essere evitati soltanto seguendo le norme di sicurezza (☛ Evitabili 327 morti per incidenti stradali).
Studiando i dati, è emerso che tra i cittadini i più propensi a non indossare le cinture erano giovani maschi. L’agenzia dei trasporti neozelandese, in collaborazione con l’agenzia di comunicazione Clemenger BBDO Wellington, ha lanciato una call in partnership con VICE per trovare dieci giovani disposti a condividere la propria storia. Dan, Liam, Will, James, Dylan, Kahutia, Rick, Dion, Willy e James hanno risposto all’appello.


Dan Mason

La campagna di comunicazione consisteva nel ricreare, con trucco e effetti speciali e l’ausilio delle foto di repertorio, le ferite causate dall’incidente stradale. L’agenzia fotografica Our Production Team è andata nelle case di ognuno dei sopravvissuti e li ha immortalati, in piedi o seduti di fronte alla macchina fotografica, a petto nudo e con i segni degli incidenti in bella vista. Le foto sono state poi riprodotte in scala e appese nelle città di ogni uomo fotografato e su scala nazionale, e sono raccolte sul sito che porta il nome del progetto: Belted Survivors (Belted Survivors), con lo slogan Belt Up, Live On. Da quel momento le storie dei sopravvissuti hanno cominciato a fare il giro del mondo.


Rick Haira

Cosa colpisce di più, negli scatti? Non soltanto gli sguardi fieri dei sopravvissuti, che guardano dritto negli occhi della macchina fotografica (e nei nostri) senza preoccuparsi dei loro corpi, ma le cicatrici e i segni portati sul petto come medaglie al valore. La cintura di Liam, travolto da un camion, gli ha permesso di risvegliarsi dal coma in tempo per vedere la nascita della figlia, la cintura di Rick lo ha salvato dal colpo di un treno che ha mandato la sua auto in testacoda e poi contro ad un trasformatore, la cintura di Will gli ha permesso di riprendersi da uno scontro ad un incrocio che gli ha causato un trauma cerebrale dopo cui ha dovuto reimparare a camminare e a parlare. Sul sito, le loro voci raccontano le storie in prima persona, accompagnate da un time lapse che mostra i truccatori mentre ricreano le ferite. Tanti dei loro racconti terminano con le parole: «I am still here».


Will Giles

Si guardano i segni, i punti, i graffi, le cicatrici, ma l’impatto più potente ce l’hanno le escoriazioni che tagliano a metà il loro torso e il loro ventre: le tracce rosse delle cinture di sicurezza. L’idea è ribaltata rispetto a tante altre campagne di sensibilizzazione stradale che utilizzano video per ricreare la violenza e la tragicità degli incidenti – su tutti lo spot del 2014, promosso sempre dalla New Zealand Transport Agency, in cui il tempo si ferma e due automobilisti hanno il tempo parlarsi prima dell’inevitabile scontro ( Other people make mistakes. Slow down). Qui, lo spettatore è costretto a fissare i sopravvissuti, non le vittime, e a sentire sul proprio corpo le bruciature di quelle escoriazioni, a ricostruire (così come i truccatori hanno ricostruito le ferite) le circostanze dell’incidente, a immaginare che cosa sarebbe potuto essere senza le cinture. Quelle tracce rosse restano impresse nella nostra mente come lo sono su quei corpi.


Dylan Chirnside

L’impatto mortale di tanti incidenti lo conosciamo, ci è quasi indifferente per quanto continuiamo coscientemente a sfiorarlo ogni volta che superiamo troppo il limite di velocità, a ogni manovra azzardata, a ogni sguardo di troppo allo schermo del nostro cellulare. Forse la forza delle immagini di Belted Survivors sta proprio qui, nel far immaginare una morte possibile senza mostrarla, nella loro natura propositiva. C’è una vita, c’è una prospettiva, c’è un futuro dopo l’incidente, se prendiamo tutte le precauzioni possibili. Non sempre saranno abbastanza: c’è chi non ce la fa, c’è a chi (ovviamente, viene da dire) non basta indossare la cintura per salvarsi. Ma c’è anche chi – come Dan, Liam, Will, James, Dylan, Kahutia, Rick, Dion, Willy, James – può tornare ad avere una vita normale, chi può venire a mostrarci quei segni sui corpi scarni, grassi, scavati, sui corpi vivi.