I diritti immaginati

La lotta per i diritti civili, nel mondo contemporaneo, passa dalle immagini. È accaduto per la rinnovata lotta per i diritti degli afroamericani negli Stati Uniti nel maggio del 2020, dopo il video della morte di George Floyd, accadde nell’ottobre del 2015 per il movimento sui diritti dei migranti dopo la foto del corpo di Aylan, il bambino siriano di etnia curda che venne ritrovato senza vita disteso sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia.



E sono proprio le immagini che ha scelto il collettivo Becoming X per protestare contro la delibera presentata dalla giunta della presidente leghista della Regione Umbria Donatella Tesei, che obbliga al ricovero ospedaliero le donne che scelgono l’aborto farmacologico tramite la pillola RU 486, pillola abortiva somministrabile entro la settima settimana di gravidanza. Dieci pannelli lasciati di fronte al Palazzo della Regione Umbria accompagnati dall’ironico slogan “Tesei, il vostro è un pessimo disegno” e un comunicato diffuso tramite i canali ufficiali del collettivo.



«Siamo artisti, lavoratori e cittadini che vivono il proprio territorio, siamo donne e uomini, e sentiamo l’urgenza di prendere posizione contro la modifica della Delibera Regionale per cui da oggi non sarà più possibile l’Interruzione Volontaria di Gravidanza farmacologica in day hospital o a domicilio. Questa mattina, 29 giugno 2020, abbiamo lasciato fuori Palazzo Donini 10 pannelli realizzati in originale per la Presidente e la Giunta, con l’intento di far rivedere una scelta che pare ideologica e che non tutela la salute della donna ma piuttosto reprime libertà e autodeterminazione femminile. Saremo ancora impegnati direttamente, utilizzando le nostre qualità e talenti per sensibilizzare l’opinione pubblica e la classe politica riguardo a temi che, come questo, interessano tutti, uomini e donne, senza distinzioni».
Becoming X Art+Sound Collective è un collettivo di disegnatori, fumettisti, illlustratori, fotografi, designer e musicisti nato a Perugia, e il loro gesto di grande impatto sta avendo risonanza per due ragioni: la scelta delle immagini come mezzo di protesta e i soggetti che queste immagini rappresentano. C’è la dea della fertilità che regge un cartello di protesta, ma soprattutto ci sono una galleria di personaggi della cultura visuale contemporanea – il fumetto, il cinema, la serialità televisiva – che rappresentano la lotta per i diritti delle donne e in generale l’identità dell’universo femminile.



C’è Juno, il personaggio iconico messo in scena da Ellen Page nel bellissimo film del 2007 diretto da Jason Reitman – Juno, appunto – che racconta la gravidanza involontaria dopo un rapporto sessuale con il suo migliore amico e la necessità di confrontarsi con la possibilità della maternità. Un film intelligente nel rappresentare proprio la dimensione personale della gravidanza, assolutamente intima della scelta, che la delibera rischia di minare. Nell’illustrazione una Juno spazientita commenta la delibera: “No, sentite, io vado ancora al liceo, non sono pronta per fare la madre!”.



C’è The Handmaid’s Tale, la serie con Elizabeth Moss tratta da Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, dove una guerra civile ha spazzato via i vecchi Stati Uniti d’America trasformandoli in uno stato totalitario in cui le donne sono sottomesse. Nell’universo distopico del racconto, il tasso di fertilità è in drastico calo e la sottomissione delle donne passa per una divisione sociale schematica, per funzioni e colori – le Zie vestite di marrone, donne che istruiscono le altre donne; le Marta, vestite di grigio, che fanno da domestiche; le Mogli, vestite di blu, la cui funzione è la gestione della casa. Le Ancelle, in rosso, sono le donne fertili e sono sottoposte a stupri rituali per figliare. Nell’illustrazione di Becoming X un’ancella, controllata da mani che la cingono da più lati, ha il volto macchiato di sangue.



C’è una giovane Angela Davis, attivista statunitense per i diritti civili che nelle ultime settimane ha trovato nuova popolarità internazionale per le manifestazioni di Black Lives Matter, dopo il processo dell’ottobre del 1970 che la accusava come corresponsabile di un attentato omicida commesso da alcuni membri delle Pantere Nere che la rese celebre – processo da cui poi fu assolta il 4 giugno 1970. Donna e nera, due volte minoranza nella società che viviamo, due volte, per questo, simbolo di lotta.
E poi c’è Mafalda, c’è Katniss di Hunger Games armata di arco e frecce, c’è la principessa Leila di Guerre Stellari (che si porta dietro la figura combattiva di Carrie Fisher che la interpretò). Ogni immagine racconta una storia di identità e di protesta, si riconnette al nostro immaginario per parlare alla società e alla giunta regionale, nel tentativo di riprendersi, da cittadine e cittadini, quello che la politica sta cercando di togliere. La presidente Tesei, scrivendo al ministro Speranza, ha detto che l’approccio al testo dovrebbe essere «scevro da condizionamenti ideologici e deve avere come pilastri la libertà di scelta e la tutela della salute della donna» e che la delibera è «nello spirito di voler stare accanto alla donna in un momento complesso, dandole massima considerazione, assistenza e supporto». Si scrive considerazione e assistenza, ma si legge monitoraggio e controllo: cose di cui qualunque donna, in questo mondo e in questa società, ha già abbastanza. Le immagini della manifestazione di Becoming X ribadiscono questo, che la libertà di scelta, il pilastro di cui parla Tesei, dev’essere prima di tutto, necessariamente e imprescindibilmente, individuale.

Ringraziamo il collettivo Becoming X e il fotografo Marco Giugliarelli (qui la sua pagina ufficiale) per la gentile concessione degli scatti