Covid | Il mondo dello spettacolo è negativo

Domenica 11 ottobre a Milano, in una piazza Duomo di grande impatto, sono apparsi 500 bauli che solitamente contengono la strumentazione necessaria all’allestimento, debitamente distanziati, presidiati da altrettanti lavoratori dello spettacolo vestiti di nero per denunciare la crisi del mondo degli spettacoli dal vivo. Sui bauli, prima chiusi uno dopo l’altro in un atto simbolico, i lavoratori – tecnici, organizzatori, artisti – hanno battuto più volte come fossero tamburi, imitando anche l’attacco di batteria di “We Will Rock You”, poi vi hanno deposto sopra dei fiori.
La protesta arriva in un momento di estrema crisi, comprende gli spettacoli dal vivo, soltanto uno dei comparti del mondo dello spettacolo colpiti dalla pandemia. Tra gli altri, il cinema nella fase produttiva – con molte produzioni sospese o a rischio – e soprattutto nella distribuzione dei suoi prodotti continua a soffrire pesantemente. Una situazione ancora più complessa, quella distributiva, dato che la crisi colpisce nonostante il rischio sia ridotto al minimo e la sicurezza delle sale sia comprovata.

Lo scorso 5 ottobre l’Anec, l’Associazione Nazionale Esercenti Cinema, ha ribadito infatti «il rispetto delle regole e la pedissequa osservanza, in questi mesi, dei protocolli dettati da Dpcm anti Covid all’interno delle sale cinematografiche». La preoccupazione del settore viene dai dubbi sanitari suscitati dagli organi di stampa che negli ultimi mesi hanno continuato a lanciare segnali di allarme sulla sicurezza delle sale cinematografiche. Nonostante i dati dicano che «dalla data di riapertura delle sale, avvenuta il 15 giugno scorso non si è registrato alcun caso di contagio nelle nostre strutture. Si tratta di ambienti sicuri e vivibili. I numeri ci danno ragione in tal senso».



Secondo Anec, «grazie al know how degli esercenti, alla lunga esperienza di esercizi aperti al pubblico, i cinema sono luoghi che possono vantare alti standard di sicurezza. Dalle multisale, alle medie e piccole sale di provincia, gli ampi spazi che da sempre caratterizzano tali ambienti garantiscono il distanziamento in platea. Così come l’assegnamento dei posti a sedere già in biglietteria. La tracciabilità attraverso la registrazione di ogni spettatore e l’igienizzazione degli ambienti ad ogni spettacolo. Inoltre, il pubblico ha la possibilità di acquistare online riducendo così l’attesa al boxoffice».

«Il mondo del cinema non si è ribellato alla mascherina in sala così come alle altre regole stringenti che hanno inequivocabilmente penalizzato il settore. Ma dobbiamo stare attenti a non lanciare messaggi fuorvianti attraverso i media», dichiara il presidenta Anec Mario Lorini. «Quello che chiediamo è di non infliggere un altro duro colpo al comparto. Non disincentiviamo il pubblico a tornare a godere della visione in sala. Il cinema può e deve essere considerato una forma di svago in piena sicurezza» nonché «un’esperienza di immersione sicura e insostituibile».



I segnali d’allarme lanciati dalla stampa non si limitano al mondo della distribuzione cinematografica, ma colpiscono anche gli spettacoli dal vivo. E, va detto, lo fanno senza criterio. La manifestazione di domenica 11 ottobre assume una rilevanza ancora maggiore alla luce del comunicato Agis di lunedì 12 ottobre, in cui l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo pubblica i dati delle ricerche avvenute negli ultimi mesi.

Su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da Covid 19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali. Una percentuale, questa, pari allo zero e assolutamente irrilevante, che testimonia quanto i luoghi che continuano ad ospitare lo spettacolo siano assolutamente sicuri.

È quanto emerge da un’indagine elaborata dall’AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo su un campione interamente rappresentativo della pluralità dei generi e dei settori dello spettacolo dal vivo e che copre tutto il territorio nazionale.

Uno studio che, grazie all’APP IMMUNI, ha individuato un solo “caso positivo”, e che in seguito ad accertamenti sanitari ha certificato la negatività di tutti gli spettatori entrati in contatto con lo stesso.

L’assenza di casi dal giorno in cui sono state riprese le attività di spettacolo, se correlata alla curva crescente di contagi che purtroppo sta colpendo il nostro Paese nelle ultime settimane, evidenzia quindi come il settore dello spettacolo sia stato, in termini di sicurezza, assolutamente “virtuoso”, grazie alla professionalità degli operatori ed al senso civico degli spettatori.

L’esito dell’indagine dimostra, numeri alla mano, come il settore dello spettacolo, sempre nel pieno rispetto delle norme igienico sanitarie, ha dimostrato di essere capace di garantire la massima sicurezza ai propri lavoratori e al proprio pubblico.

Un solo caso positivo in mesi per gli spettacoli dal vivo, nessun caso positivo per le sale cinematografiche, mascherine, sanificazione e attenzione al pubblico. L’importante lavoro di sensibilizzazione dei lavoratori e i dati pubblicati negli ultimi giorni portano all’attenzione un settore che ha vissuto un’abbandono istituzionale importante durante e dopo l’arrivo di questa pandemia; l’augurio è che queste manifestazioni parlino in due direzioni: alla politica, perché finalmente prenda delle misure ragionate per fare ripartire gli spettacoli con la sicurezza che li ha contraddistinti negli ultimi mesi, e al pubblico, perché possa tornare nelle sale, nei teatri, ai concerti per vivere a pieno un’esperienza artistica che in questi mesi ha demandato, troppo, al suo surrogato virtuale.