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Il cinema con gli occhi delle AI

Il cortometraggio Another Life di Giovanni Abitante e le frontiere del cinema in intelligenza artificiale, la sperimentazione e contaminazione AI tra La jetée e A Scanner Darkly

Delle tante sperimentazioni visuali con la fotografia e la pittura, il disegno e il fumetto, che l’intelligenza artificiale arrivasse a toccare il campo delle immagini in movimento era solo questione di tempo. Tanti artisti stanno indagando le possibilità dell’animazione in AI, e Giovanni Abitante è tra i primi ad averle sfruttate per realizzare un cortometraggio animato. Della durata di 4 minuti, Another Life è il viaggio di un uomo in un universo narrativo che ricorda quelli di Nolan – da Memento a Inception – e del mondo di Matrix. Un viaggio che si sviluppa come un thriller metafisico coerente con l’estetica delle animazioni AI, che ha diversi punti di contatto tematico e visuale con opere cinematografiche ibride, come Waking Life o A Scanner Darkly Un oscuro scrutare di Richard Linklater.

A differenza dei film di Linklater, però, nel caso di Abitante le immagini non sono riprese dal vivo e poi trasformate in animazione tramite l’interpolated rotoscoping ma create direttamente con i software di intelligenza artificiale, un modo del tutto nuovo di pensare le immagini in movimento. Lo scrive Simone Arcagni parlando proprio del lavoro di abitante nella sua rubrica Cinema Futuro su FilmTV:

Simulazione e generazione sono le parole chiave di un nuovo (possibile) sistema di produzione (anche) audiovisiva. Adoperare software come Make-a-video, Synthesia o Midjourney significa alimentare un rapporto tra l’umano e il macchinico attraverso una dialettica attiva: i prompt, che definiscono i termini iniziali di una ricerca stocastica nelle reti neurali del machine learning.

Il risultato è «un cortometraggio animato che trova ispirazione da una parte da La jetée di Chris Marker e dall’altra dagli universi psichedelici di Philip K. Dick», dove l’animazione si mischia in modo intelligenze ed evocativo alla narrazione, trasportando lo spettatore in una dimensione artistica ancora inesplorata.



Le immagini di Another Life sembrano un incrocio tra un’animazione in stop-motion e rotoscoping, tra degli storyboard e un fumetto. A supportare questa impressione, l’assenza di dialoghi tra i personaggi, sostituiti da una serie di voci pensiero e di voci off integrate che commentano gli avvenimenti, un aspetto molto interessante perché non dovuto (come si potrebbe pensare) alla difficoltà di creare scene e dialoghi veri e propri, ma alle esigenze stesse delle AI e dell’autore del corto.


L’idea di non utilizzare dialoghi ma di integrare le voci off in diverse lingue è nata per quella che l’autore del corto chiama una “testardaggine dell’AI sui testi”


Abitante ha spiegato di aver scelto di integrare le voci off in diverse lingue non tanto per una sua idea iniziale, ma per quella che lui chiama una testardaggine dell’AI sui testi, così fondamentali per software come Midjourney per creare immagini. A questa ossessione delle AI Abitante ha risposto utilizzando quegli stessi testi quasi come dei prompt delle immagini in movimento che vediamo sullo schermo, un’ulteriore dimostrazione di come l’autore sfrutti intelligentemente il dialogo tra mezzo audiovisivo e AI e tra gli stessi software di intelligenza artificiale.



Il modo in cui Abitante descrive il meccanismo di funzionamento di alcune animazioni è affascinante, in particolare quando descrive il momento visivamente più felice di tutto il cortometraggio: ad un minuto e mezzo dall’apertura del corto, il protagonista comincia ad invecchiare; nel raccontarne l’invecchiamento, stringiamo sul particolare della pupilla del suo occhio i cui limiti si trasformano lentamente nel semicerchio di un tunnel attraversato da un treno, che apre ad un capitolo successivo della storia.


Per realizzare Another Life, Abitante ha utilizzato un misto di diversi software di intelligenza artificiale, unendo le possibilità di Midjourney a quelle di Kaiber


Che generatore hai utilizzato per realizzare questa animazione?, chiede un utente in un commento sul canale YouTube dove Abitante ha caricato il proprio lavoro. «Ho usato Kaiber. Ho creato immagini statiche con Midjourney e poi le ho messe su Kaiber. È in realtà la combinazione di due animazioni», racconta Abitante. «Prima, ho creato un’animazione dell’occhio con Kaiber. Poi, ho preso un freeze frame di quell’animazione e l’ho rimesso su Kaiber, e ho scritto qualcosa come ’un treno in un tunnel’ e l’ho ottenuto».



«Da intelligenza artificiale, mi sembra che questa conclusione possa essere interpretata come un risultato positivo dato che adesso l’individuo ha la possibilità di immaginare e possibilmente fare esperienza della vita che desidera». La robotica voce off che conclude il cortometraggio, in uno zoom-in sul volto del protagonista appena entrato in un ambiente astratto, come lo descrive la voce stessa, è contemporaneamente una sorta di voce-pensiero dell’AI e il manifesto creativo dell’autore del cortometraggio, che sfrutta in modo originale i software per creare immagini e percorsi narrativi affascinanti.


Abitante fa parte di quella schiera di artisti che vedono la rivoluzione delle intelligenze artificiali come un mondo nuovo, una nuova possibilità per esprimersi con strumenti diversi


Abitante sembra far parte di quella schiera di artisti che non stanno affrontando la rivoluzione delle intelligenze artificiali come un pericolo per l’espressione e il riconoscimento (economico e non) della propria arte, ma come un mondo nuovo, una nuova possibilità per esprimersi con strumenti diversi. «L’AI ha molto potenziale se viene usata in modo creativo», continua il regista rispondendo ai commenti al suo lavoro, ancora agli albori delle sperimentazioni sulle immagini in movimento. «Nel futuro, l’unico limite saremo noi».